Il nome è un po’ strano. E sì deriva dall’italiano spaghetti. Ma la spaghettificazione è un processo che prevede l’allungamento verticale e la compressione orizzontale di oggetti in forme lunghe e sottili in un campo gravitazionale molto forte. Ecco gli scienziati che studiano l’universo hanno ripreso la morte di una stella per spaghettificazione: brandelli della sua luce sono stati catturati dai telescopi mentre veniva divorata da un buco nero. Il risultato potrebbe diventare una sorta di stele di Rosetta per comprendere questi fenomeni e aiuta a capire meglio i buchi neri supermassicci e come si comporta la materia che li circonda.

Pubblicato sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, il risultato si deve al gruppo di ricerca internazionale guidato dall’astronomo Matt Nicholl, dell’università britannica di Birmingham. “L’idea di un buco nero che ‘risucchia’ una stella vicina sembra fantascienza. Ma questo è esattamente ciò che accade”, rileva Nicholl. La scoperta è stata possibile grazie a osservazioni da terra e dallo spazio con il Very Large Telescope e il New Technology Telescope dell’Osservatorio Europeo Meridionale (Eso), i telescopi della rete globale Osservatorio Las Cumbres e il satellite Swift della Nasa. L’armata di strumenti ha catturato una rara esplosione.

Le osservazioni hanno mostrato che, spiega Nicholl, “la stella aveva circa la stessa massa del Sole e che ne ha perso la metà a causa del buco nero, che è oltre un milione di volte più massivo”. L’evento, chiamato AT2019qiz, è la più vicina esplosione del suo genere mai registrata. Si è verifica a soli 215 milioni di anni luce, in una galassia a spirale nella costellazione dell’Eridano. Fenomeni di questo tipo si verificano quando una stella passa troppo vicino a un buco nero e l’estrema attrazione gravitazionale del mostro cosmico distrugge la stella, riducendola in sottili flussi di materia. Durante il processo parte del materiale cade nel buco nero, rilasciando un bagliore luminoso di energia, come quello rilevato in questo caso. Questi eventi sono rari e non sempre facili da studiare perché di solito sono oscurati da una cortina di polvere e detriti. I ricercatori sono riusciti a studiarlo con dettagli senza precedenti perché è stato rilevato poco tempo dopo che la stella è stata fatta a pezzi.

L’abstract dello studio

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Covid, i morti per tumore al colon cresciuti in Europa di quasi il 12% per ritardo di screening di un anno

next
Articolo Successivo

Vaccino anti Covid, Di Lorenzo (Irbm): “Se non ci saranno intoppi 3 milioni di dosi per Natale”

next