Spesso ci lamentiamo, e a ragione, dell’incompetenza e dell’approssimazione dei politici “made in Italy”. A volte, con ancora maggior ragione, ci lamentiamo di quanto questioni importanti siano utilizzate dalla politica come strumento di propaganda, per rafforzare una posizione di consenso o screditare l’avversario. Bene, davvero poca cosa se paragonato a quello che sta succedendo tra Palazzo della Moncloa, sede del governo spagnolo, e Puerta del Sol, sede del governo della Comunità Autonoma di Madrid. Un conflitto di poteri in salsa spagnola che fa impallidire le recenti scaramucce nostrane tra Conte e Fontana o tra De Luca e Salvini.

Presento intanto i protagonisti della vicenda, due personaggi da film. Da una parte c’è il bellissimo Pedro Sanchez, primo ministro socialista, perno fragile di un governo di coalizione che, riuscito con difficoltà a formare una maggioranza, si è ritrovato immediatamente catapultato nella gestione di una pandemia e della peggiore recessione nella storia della Spagna moderna. Dall’altra Isabel Díaz Ayuso, personaggio non meno interessante, presidente della Comunidad de Madrid, giovane delfino politico di Pablo Casado, leader nazionale del Pp, e della potente Esperanza Aguirre, a servizio della quale si è distinta per gestire, con notevole successo, l’account Twitter del cane Pecas.

Ecco invece la trama. La Comunidad de Madrid conta circa 6 milioni e mezzo di abitanti e una media di nuovi contagi che, nelle ultime settimane, sfiora le 4.000 unità giornaliere. Da tempo governo e opposizione interna chiedono al governo autonomo che imponga restrizioni, sul modello di quello che hanno fatto sindaci e presidenti di molte altre comunità.

La presidente Ayuso, che si è sempre rifiutata di accettare lo stato di allarme, che consentirebbe al governo di intervenire direttamente, ha invece prima minimizzato la situazione e poi imposto alcune misure, anche piuttosto dure ma solo per alcuni municipi (corrispondenti, per numero di abitanti coinvolti, a circa il 30% della popolazione della regione).

Il criterio principale scelto per le restrizioni è stato quello del rapporto popolazione/contagi per singolo quartiere, con una deroga per il centro storico. Ne è venuta fuori praticamente una mappa delle restrizioni che somiglia molto a quella del reddito pro-capite. Non è un mistero infatti che le aree con maggiore incidenza sono i municipi periferici, dove c’è maggiore densità abitativa, minori salari e maggior utilizzo dei mezzi pubblici.

I più maligni dicono infatti che Ayuso abbia scelto un confinamento selettivo: nei quartieri ricchi nessuna restrizione, nei quartieri poveri limitazioni di affluenza negli esercizi commerciali, negli orari di apertura e nell’affollamento di locali e ristoranti, oltre all’impossibilità di superare (se non per lavoro, istruzione o forza maggiore) i confini del proprio quartiere e all’inspiegabile chiusura dei parchi per bambini.

Oltre che discriminatorio, questo approccio è stato definito inutile da molti commentatori e nettamente contrastato dal presidente Sanchez. Dopo un braccio di ferro durato due mesi, il governo nazionale ha infine deciso di imporre regole uguali per tutti, scavalcando le autorità regionali e l’ha fatto a seguito di una deliberazione del Consejo Interterritorial del Sistema Nacional de Salud, seppur arrivata con il voto contrario delle regioni amministrate dal Partido Popular.

Nella conferenza stampa di ieri del ministro della Sanità Salvador Illa, sono stati finalmente annunciati i criteri per l’imposizione delle restrizioni. Saranno soggette a restrizione tutte le municipalità che riportano un’incidenza di oltre 500 casi ogni 100.000 abitanti, un indice di positività dei test superiore al 10%, ed il 35% di tasso di occupazione delle unità di terapia intensiva. In altre parole: chiusura senza appello per l’intera città di Madrid.

Come in tutti i drama, quando la storia sembra volgere al termine, ecco invece che arriva il colpo di scena. Tra ieri sera e stamattina è arrivato il contrattacco della presidentessa della Comunità Autonoma, che ha dato mandato ai propri legali di far valere l’incostituzionalità del provvedimento governativo, per un presunto sconfinamento di competenze.

Di contro, il governo ha dato alla Comunità di Madrid 48 ore per ottemperare, altrimenti scatterà la violazione dell’articolo 151 della Ley 40/2015 de régimen jurídico del sector público, che obbliga al rispetto degli accordi presi in sede di Conferenza Settoriale anche le comunità autonome che hanno espresso voto contrario. Quale sarà il finale di questa storia lo sapremo nei prossimi giorni, di sicuro la sensazione è che, dati alla mano, si sia già perso troppo tempo.

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