Che ad un livello di istruzione più elevato corrisponda un tasso di occupazione più alto è cosa nota, come noto è che il nostro Paese registri un grado di istruzione piuttosto basso, soprattutto se paragonato agli standard dei membri Ue.

Analizzando la percentuale di individui con almeno il diploma di scuola superiore (Tabella 1), se non terziario (universitario e simili) si riscontra un gap notevole tra la situazione italiana e quella Ue, che sebbene in 10 anni (2008-2019) abbia visto crescere dal 53,3% al 62,2% l’incidenza di coloro che tra i 25 e i 64 anni hanno conseguito almeno l’istruzione secondaria, tuttavia ci vede ancora lontani dagli standard europei, dove la percentuale è salita dal 71,% al 78,7%, attestandosi a 18 punti sopra il nostro livello nel 2008 e a 16,5 nel 2019.

Tra i nostri maggiori competitor (Francia, Germania, Spagna, Gran Bretagna), solo la Spagna riesce a posizionarsi ad un livello inferiore al nostro (al di sotto della media Ue di 20,2 punti nel 2008 e di 17,4 nel 2019). La Germania è nettamente al di sopra dello standard europeo, sebbene il gap positivo si sia ridotto nell’arco temporale, passando da 14 punti a 7,9. Va però tenuto conto che l’86,6% di popolazione con almeno il grado di istruzione secondaria è già talmente elevato che i margini di miglioramento sono molto ridotti.

Ciò che soprattutto va rilevato riguarda il grado di istruzione terziario: è qui che il gap tra Italia, Ue e i Paesi più importanti della Unione Europea diventa estremamente “imbarazzante”. In Italia l’incidenza dei laureati (o con titoli assimilabili) era di appena il 14,3% nella popolazione tra i 25 e i 64 anni, salita al 19,6% nel 2019, contro, rispettivamente, il 24,2% e il 33,2% della Ue. Ciò si aggrava quando si analizza la situazione al livello dei nostri competitor: persino la Spagna – passata nel breve arco temporale di 10 anni dal 29,5% al 38,6% – registra percentuali di laureati, in tale fascia di età della popolazione, superiore a quella media della Comunità europea. Lo stesso forte miglioramento riguarda Francia (da 27,1% a 37,9%) e Gran Bretagna (da 32% a 44,7%).

La Germania, invece, presenta una concentrazione di istruzione secondaria superiore molto più elevata degli altri Paesi in esame – circa il 60% dei 25-64enni ha un diploma – mentre i laureati erano il 25,4% nel 2008 e il 29,9% nel 2019, attestandosi solo al di sopra dell’Italia.

Qui è necessaria una riflessione. Perché in Germania il peso di coloro che hanno una istruzione universitaria o ad essa assimilabile sono meno che in altri Paesi competitor, ad esclusione dell’Italia? Probabilmente ciò è legato al tipo di economia, che in Germania presenta ancora una vasta densità di impiego nel settore secondario.

Quello che emerge molto chiaramente (Tabella 2), comunque, è la stretta relazione tra occupazione e grado di istruzione: minore è il livello scolastico e minore il tasso di occupazione. Chi ha una maggiore istruzione ha anche probabilità maggiori di trovare impiego e ciò accade per tutti i Paesi della Ue, anche se per Italia e Spagna in misura inferiore che per gli altri membri della Comunità europea. Questo potrebbe far pensare a una debolezza della struttura economica di tali Paesi che ostacola l’occupazione, anche in presenza di un buon grado di istruzione della popolazione. Probabilmente la dimensione delle attività, particolarmente ridotta in Italia, ad esempio, non favorisce, spesso, una qualificata occupazione.

Se esaminiamo (Tabella 3) la situazione istruzione nella fascia di età 30-40 anni, quella più produttiva, si nota come in tutta la Ue si alzi la percentuale dei laureati, rispetto all’intera classe dei 25-64enni e come in tutti i Paesi siano le donne a laurearsi in misura sostanzialmente più significativa degli uomini, tranne che in Germania, dove, invece, si assiste a una sostanziale parità di laureati tra i due sessi, che, in particolare nel nostro Paese, non si traduce in una altrettanto maggiore occupazione femminile tra questo segmento più istruito della popolazione.

Il tasso di occupazione (Tabella 4) nella fascia della popolazione dei 30-40enni, relativamente al parametro istruzione, è superiore rispetto agli omologhi appartenenti all’età tra i 25 e i 64 anni. Solo per l’Italia si rileva un’anomalia: i più istruiti hanno un tasso di occupazione più elevato, se più anziani.

Riguardo alla distribuzione della popolazione dei 25-64enni (Tabella 5), per istruzione, nell’ambito delle grandi ripartizioni geografiche, si nota che il Sud rimane ad un livello di scolarizzazione più basso del Centro e del Nord, che invece procedono all’incirca di pari passo.

L’istruzione terziaria è più marcata al Centro, ma la distanza tra Meridione e resto d’Italia, nell’arco di un decennio, invece di diminuire è salita ulteriormente: il gap con il Nord è passato da -2,3 punti percentuali a -4,9, mentre con il Centro da -4,9 a 7,9.

I dati appena esposti confermano quel deficit di istruzione, nel nostro Paese, che non favorisce l’occupazione in una società sempre più evoluta e tecnologica, ma che fa anche sorgere dei quesiti circa la struttura economica del nostro Paese e il desiderio di investire sui giovani, forse anch’essi fattori sfavorevoli all’occupazione, particolarmente giovanile.

Ha collaborato Mariano Ferrazzano

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Cellulari vietati in azienda: la decisione della Ferrarini di Reggio Emilia. “Lasciateli in auto, sono veicolo di contagio”

next
Articolo Successivo

Sanità privata, dopo 14 anni ok al rinnovo del contratto. La metà degli aumenti a carico di Stato e regioni

next