Da una parte c’erano i comuni legati al focolaio da Covid-19, in quell’area della Bassa Valseriana diventata tristemente nota al mondo come epicentro della diffusione della malattia. Dall’altra i comuni che, loro malgrado, hanno conosciuto le luci della ribalta per le vicende giudiziarie che coinvolgono la Lega. La Bergamasca è tornata al voto e in questa prima, parziale tranche elettorale il Carroccio ha retto alla grande. Nonostante la claudicante gestione dell’emergenza della Giunta regionale a trazione leghista; nonostante i guai giudiziari che interessano il suo presidente, Attilio Fontana; e nonostante, infine, gli arresti dei tre commercialisti vicini al partito di Matteo Salvini le cui vite – e i cui affari – corrono lungo la direttrice che collega il capoluogo alla Valseriana.

Partiamo proprio da qui. Alberto Di Rubba, finito agli arresti per il caso Lombardia Film Commission e ritratto in una foto pubblicata da Report – scattata in un noto locale milanese – con la testa appoggiata alla spalla di Salvini, è di Gazzaniga. Nella cittadina da poco più di 5mila abitanti la Lega ha ottenuto l’86,35% delle preferenze, riconfermando il sindaco uscente Mattia Merelli. Segno, questo, che dei 49 milioni di euro dei contribuenti italiani spariti dalle casse del Carroccio e degli sviluppi giudiziari nati dopo la compravendita dell’immobile a Cormano agli elettori interessa poco o nulla. “Nessuno, a livello locale, mi ha mandato un messaggio o fatto una telefonata per manifestarmi preoccupazione o chiedermi cosa stesse accadendo”, commenta l’ex segretario provinciale della Lega, oggi deputato, Daniele Belotti, “significa che le persone hanno capito che si tratta di giustizia a orologeria”. Va aggiunto, al di là delle interpretazioni, che qui il centrodestra regna incontrastato dagli inizi degli anni Novanta; che il Partito democratico non ha un circolo e che alle elezioni non esisteva alcuna lista che potesse minimamente avvicinarsi a un’idea di centrosinistra (i competitori di Merelli, infatti, erano i “cugini” di Fratelli d’Italia).

A sud di Gazzaniga c’è Cene. Qui, l’8 maggio del 1990, la Lega elesse il proprio primo sindaco, Franco Bortolotti. Questa volta, però, oltre al valore simbolico del voto per il Carroccio, c’era una ragione emotiva in più per considerare questa elezione diversa dalle altre: il 13 marzo scorso il primo cittadino, Giorgio Valoti, morì a causa del Covid. Nei primi giorni di quel mese, quando le istituzioni ragionavano su una possibile zona rossa in Valseriana e i giornali riportavano in prima pagina i nomi di Alzano Lombardo e Nembro, all’attenzione del Comitato tecnico-scientifico, in realtà, c’erano altri due comuni. Quello di Villa di Serio e quello di Cene. Anche qui, dunque, le restrizioni che avrebbero potuto limitare i contagi sono saltate. Né governo né Regione Lombardia, come è stato ricostruito, si sono presi la responsabilità di cinturare un’area disseminata di piccole e grandi aziende e di capannoni. Qui, alla fine, il fortino leghista ha retto: Edilio Moreni ha vinto per un pugno di voti (50,57%) contro la sfidante Anna Gusmini (49,43%).

Dove la Lega si è riconfermata – e non era scontato – è ad Almè. Il Consiglio comunale era stato sciolto dopo le frizioni tra l’allora sindaco Massimo Bandera, poi decaduto, due assessori e alcuni consiglieri di maggioranza. Bandera, ora, torna a ricoprire la carica di primo cittadino col 67,03%. Anche Sorisole resta in mano leghista, con Stefano Vivi (53,55%) che raggiunge il suo secondo mandato mentre il resto dei voti è stato diviso tra due liste civiche (Sorisole Insieme e Impegno Comune). La sorpresa, invece, è arrivata dalla Valseriana. A Clusone la lista civica (con elementi legati ai 5 stelle e una forte componente del Pd) guidata da Massimo Morstabilini – con un passato, va detto, vicino alla Lega Nord – ha battuto il centrodestra unito. Il nuovo sindaco ha quasi doppiato la sfidante sostenuta da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, incassando il 64,83% e interrompendo un’amministrazione targata Carroccio che durava da dieci anni. Clusone è stata colpita in modo significativo dal Covid, con 90 decessi dall’inizio di marzo alla fine di aprile. Trentasette morti sono stati registrati nel solo mese di marzo (l’anno precedente erano stati 5) in una residenza per anziani, la Fondazione Sant’Andrea. Ed è sempre a Clusone, saltando alle più recenti vicende giudiziarie, che transita parte degli affari del già citato Alberto Di Rubba e del socio, finito anch’egli ai domiciliari, Andrea Manzoni: lo studio della Dea Consulting, poi diventata Partecipazioni srl, è stato aperto proprio nella cittadina della Valseriana. “Ha vinto la voglia di cambiamento più che il voto d’opinione, anche perché il centrodestra ha governato negli ultimi dieci anni con poche luci e molte ombre – è l’analisi del consigliere regionale dem Jacopo Scandella, originario proprio di Clusone – i cittadini avevano voglia di rinnovamento, e la lista di Morstabilini ha saputo intercettare questa esigenza”.

Twitter: @albmarzocchi

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