È stato un informatore degli Stati Uniti, ha tradito la causa jihadista fornendo informazioni sui suoi compagni in armi e per questo è stato liberato dalla famosa prigione di Camp Bucca, L’Università del Jihad, nel 2009. Nuovi documenti statunitensi desecretati sul passato del nuovo Califfo dello Stato Islamico, Muhammad Sa’id Abdal-Rahman al-Mawla, conosciuto anche con il nome di Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi, travolgono l’organizzazione già coinvolta in una dura lotta per la leadership dopo l’uccisione di Abu Bakr al-Baghdadi in un raid americano, il 27 ottobre 2019.

I documenti fanno riferimento al 2008, quando l’attuale guida spirituale delle Bandiere Nere si trovava nel centro di detenzione di Camp Bucca, a Umm Qasr, cittadina nel governatorato di Bassora, nel sud dell’Iraq. Lì, dove era rinchiuso insieme ad altri esponenti di al-Qaeda, incluso al-Baghdadi, inizia a parlare con i servizi segreti americani, diventa un informatore. E fornisce particolari su 88 suoi compagni tra le file dell’organizzazione terroristica fondata da Osama bin Laden, oltre a descrivere nei dettagli la struttura organizzativa di al-Qaeda a Mosul, città dove operava dato che è originario di Tal Afar, a 80 chilometri dall’ormai ex capitale irachena di Isis.

Negli interrogatori diffusi dal Combating Terrorism Centre, al-Mawla fece i nomi di combattenti jihadisti colpevoli di rapimenti, agguati contro le forze occidentali ed esperti nella fabbricazione di ordigni esplosivi. Tra questi c’è anche quello di Abu Jasim Abu Qaswarah che appena 8 mesi dopo le rivelazioni dell’attuale Califfo venne ucciso in un’operazione delle forze speciali statunitensi.

In totale, nei 66 interrogatori svolti, al-Mawla ha fatto il nome di 88 persone, 68 delle quali poi finite tra le fila di Isis, fornendo “informazioni chiave sulla posizione dell’Emiro”, riportando anche omicidi ed esecuzioni commessi da esponenti dell’organizzazione.

La rivelazione del think tank dell’Accademia Militare degli Stati Uniti, a West Point, rischia di creare un terremoto all’interno del gruppo terroristico, già indebolito da lotte di potere interne mai sopite dopo la morte del Califfo al-Baghdadi. Indebolendo ulteriormente un’organizzazione non ancora sconfitta, come sostiene invece il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ma che è stata fortemente indebolita, sopravvivendo solo in alcune sacche di resistenza in Siria e Iraq e in maniera clandestina con piccole cellule dormienti.

Twitter: @GianniRosini

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