Si è suicidato quando ha compreso che non c’era più scampo, dopo ore di assedio con elicotteri e forze di terra. I dubbi vengono sciolti dall’annuncio di Donald Trump dopo mezza giornata di ipotesi e parziali smentite: il “califfo” Abu Bakr al Baghdadi è morto durante un raid delle forze Usa in Siria dopo essere fuggito in un tunnel. “Era un uomo malato e depravato, violento ed è morto come un codardo, come un cane, correndo e piangendo”, è la sintesi enfatica del presidente degli Stati Uniti. La caccia, durata 5 anni, è finita grazie a informazioni della Cia sulla sua localizzazione: le forze speciali Usa hanno scovato il capo dell’Isis nella zona di Idlib, nascosto dentro un compound nel villaggio di Barisha. Nell’operazione sarebbero rimasti uccisi diverse persone della sua famiglia, oltre al capo della sua sicurezza Ghazwan al-Rawi.

Trump: “I terroristi non dormano tranquilli” – Fonti del Pentagono raccontano a Newsweek che il terrorista si è fatto saltare in aria dopo un conflitto a fuoco con i militari e la deflagrazione del suo giubbotto imbottito ha ucciso anche due sue mogli che, assieme ad alcuni altri familiari, si trovavano con lui. Quindi il tycoon ha confermato: “Si è fatto saltare in aria e ha ucciso tre dei suoi figli che erano con lui. I terroristi non devono mai dormire tranquilli perché devono sapere che noi siamo qui per catturarli e ucciderli. Non possono sfuggire al loro destino né al giudizio finale di Dio”. Pochi minuti prima che si diffondesse la notizia del raid, Trump, che ha dato l’ok all’operazione una settimana fa, con un tweet aveva annunciato una dichiarazione per le 9 del mattino ora di Washington, scrivendo “qualcosa di molto grande è appena accaduto”. Poi la conferma nel corso della conferenza stampa iniziata poco le 14 in Italia: “Ho visto in diretta il blitz. È stato come guardare un film”.

Le fasi del raid – Il raid avrebbe impegnato, secondo l’agenzia Anadolu, otto elicotteri Usa e due droni che hanno prima colpito la zona per oltre un’ora e mezza, affermano le fonti aggiungendo che da terra è partito un pesante scontro a fuoco di risposta. Dopo questo primo scambio, gli elicotteri sarebbero poi tornati sull’area e avrebbero aperto il fuoco sugli obiettivi a terra prima di atterrare e dispiegare unità di terra: si tratta, scrive il New York Times, di un commandos della Delta Force, le forze speciali sotto il controllo del Joint Special Operations Command. La seconda fase è durata quindi altre due ore e mezza. Gli elicotteri americani hanno lasciato l’area dopo un totale di 4 ore. “Sono stati molto utili soprattutto i curdi, ma anche Russia, Siria, Turchia e Iraq”, ha detto l’inquilino della Casa Bianca aggiungendo che “avevamo informato la Turchia che avremmo sorvolato il loro territorio e sono stati eccezionali, no problem”.

I 5 anni in fuga del Califfo – La caccia ad al Baghdadi è durata da cinque anni. Ad aprile era ricomparso in un video per la prima volta dal luglio 2014, quando fu ripreso mentre parlava alla moschea di Mosul. Nel febbraio del 2018 diverse fonti Usa riportarono che il leader dell’Isis era rimasto ferito nel corso di un bombardamento aereo del maggio del 2017 e, a causa delle ferite, dovette lasciare la guida dell’Isis per almeno cinque mesi. Abu Bakr al-Baghdadi è il nome di battaglia del terrorista iracheno Ibrahim Awad Ibrahim Ali al-Badri al-Samarrai, nato a Samarra il 28 luglio 1971 e ‘califfo’ dell’autoproclamato Stato Islamico, sorto nel giugno 2014 in alcuni territori tra l’Iraq nord-occidentale e la Siria orientale. Venne catturato a Falluja ed è stato prigioniero degli americani in Iraq nel carcere di Abu Ghraib per dieci mesi, fra febbraio e dicembre 2004.

Il discorso nella moschea Al-Nouri – Al Baghdadi si rivelò al mondo all’inizio del luglio 2014, poche settimane dopo che l’Isis aveva preso il controllo della città di Mosul: apparve in un video che lo ritraeva nella moschea Al-Nouri mentre pronunciava un sermone in cui ordinava ai fedeli musulmani riuniti di obbedirgli e si autoproclamava “califfo” di un territorio che si estendeva dalla Siria all’Iraq, ovvero dalla provincia di Aleppo fino a quella di Diyala. Un “impero” che si è poi via via sgretolato, fino al suicidio di questa notte, quand’era ormai braccato dagli americani. Ha azionato il pulsante del suo giubbotto imbottito di esplosivo pur di non cadere nelle mani del nemico numero uno.

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