“La politica di oggi è fatta da energumeni. Bisogna scrivere usando il loro stesso linguaggio. Non sono capace”. Così, nel novembre 2018, Peppino Caldarola spiegava su Lettera43 e sul blog Strisciarossa perché non avrebbe più scritto di politica. Ma “chi dovesse leggere in queste mie parole non le dimissioni dalla scrittura ma dall’essere un militante di sinistra che farà il suo dovere sempre, sbaglierebbe”. Caldarola, ex direttore dell’Unità e dal 2001 al 2008 deputato dell’Ulivo, è morto al Policlinico Umberto I di Roma dopo una breve malattia, a 74 anni.

Dirigente del Partito Comunista a Bari, dove è stato segretario cittadino fino al 1977, ha guidato Rinascita come vice-direttore e ha fondato e diretto Italiaradio. Dopo lo scioglimento del Pci ha aderito aderisce al Partito Democratico della Sinistra e poi ai Democratici di Sinistra. Dal 1996 al 1998 e dal 1999 al 2000 è stato direttore dell’Unità.

Due anni fa la decisione di non scrivere più di politica: “Mi occuperò di altro. In fondo nasco alla vita lavorativa occupandomi di altro in una casa editrice di cultura (Laterza, ndr). Torno alle origini”. E “mi occuperò di politica come cittadino, voterò (a sinistra), parteciperò a manifestazioni, mi sentirò in prima linea in ogni momento in cui avvertirò un pericolo democratico“. Quanto alla sinistra, scriverne “non ha molto senso. Giriamo attorno al nulla fino a che non nascerà un movimento, una specie di Podemos, che coagulerà giovani e vecchi che, senza disprezzare il passato, facciano cose nuove”. Nel 2019 era stato chiamato a dirigere Civiltà delle macchine, storica rivista di Finmeccanica rieditata dalla Fondazione Leonardo.

“E’ una grande perdita. È stato direttore dell’Unità in anni difficili, punto di riferimento per intere generazioni, spirito critico e osservatore acuto. Mi mancherà”, scrive su Twitter Nicola Zingaretti. “Un enorme dolore”, aggiunge il ministro delle Politiche Ue Enzo Amendola. “Un uomo colto intelligente e arguto. Ci mancherà moltissimo”.

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