Pochi giorni fa, la rivista scientifica Science ha dedicato un intero editoriale ad Andrea Crisanti e alla sua strategia di test di massa contro il Covid-19 in Veneto. “Crisanti è stato preveggente” spiega l’editoriale, “alla fine di gennaio (mentre numerosi virologi in tv paragonavano il coronavirus all’influenza) ha ordinato abbastanza reagenti per processare mezzo milione di tamponi; poi il suo laboratorio ha analizzato i reagenti e ha iniziato a produrne di propri. Così, quando le altre regioni erano a corto, il Veneto aveva un surplus di reagenti.”

Questa strategia è riuscita attraverso test approfonditi, rintracciabilità e isolamento sociale a limitare il contagio e la mortalità causata dal virus. Crisanti stesso spiega: “Se non avessimo usato i reagenti dell’Imperial College di Londra (da dove proveniva prima di arrivare all’Università di Padova), ci avremmo messo un mese e mezzo a sviluppare i tamponi, con tutta la burocrazia che ci hanno messo.”

L’articolo di Science ha anche sottolineato che la Direzione della Prevenzione della Regione Veneto aveva tentato (fortunatamente senza successo) di impedire a Crisanti di usare i tamponi per casi Covid-19 asintomatici. All’epoca, le linee guida Oms suggerivano di non fare i tamponi agli “asintomatici.”

L’evidenza scientifica ha mostrato che l’Oms si sbagliava: la maggior parte delle persone infette sono asintomatiche, pre-sintomatiche o pauci-sintomatiche e perfettamente in grado di trasmettere il virus. L’intuizione di Crisanti era quindi corretta e per fortuna il governatore del Veneto Luca Zaia, a un certo punto, ha deciso di affidarsi a lui per contenere il Covid-19 nella regione.

Qualche mese dopo, tuttavia, la collaborazione tra i due è terminata malamente. Zaia, dopo aver tentato, in modo piuttosto patetico, di attribuirsi i meriti della strategia Crisanti, ha deciso di “sollevarlo” dall’incarico di collaboratore. Crisanti, che avendo avuto successo all’estero non è abituato a genuflettersi di fronte al potere locale (diversamente da molti professionisti della sanità e dell’Università in Veneto) definì il piano regionale tamponi del Veneto “una baggianata.” In effetti, il documento del Piano Regionale contro le Pandemie del Veneto non è mai stato trovato. Davvero?

Scaricato da Zaia, e insultato da colleghi come Giogio Palù, professore emerito di Microbiologia all’Università di Padova, che l’ha definito uno “sciacallo zanzarologo“, Crisanti sembrava essere stato messo definitivamente in un angolo. Qualche giorno fa, tuttavia, forse preoccupato dall’incremento di nuovi casi Covid-19, il governo italiano ha finalmente deciso di rivolgersi a lui.

Ci ha impiegato circa otto mesi (quasi un parto) prima di farlo, ma non è mai troppo tardi. Ricordiamo però che il comitato tecnico scientifico include molti clinici (18 su 20 residenti a Roma) con limitate conoscenze di epidemiologia e valutazione delle politiche sanitarie, oltre ad alcuni esperti in terremoti.

Mentre alcuni dicono che il virus è “clinicamente morto” (Alberto Zangrillo) o “svuotato e mutato” (Massimo Clementi), l’evidenza mostra che l’identificazione degli asintomatici attraverso l’uso massiccio (ma mirato) di tamponi è la chiave per prevenire una seconda ondata di morti Covid-19. La proposta di Crisanti è semplice: prevede di estendere il modello Veneto a livello nazionale incrementando la capacità di fare tamponi, un sistema di laboratori, unità mobili e raccolta dati integrato che superi le barriere e divisioni regionali.

In effetti, Crisanti in Veneto non ha fatto altro che adottare il modello delle 3T (testing, tracing and treating) praticato con successo da paesi come la Corea del Sud. In un post di qualche tempo fa, lo chiamai “l’approccio delle 4T”, perché esiste una quarta dimensione chiave della strategia: la tempestività. Come conferma Crisanti, “è necessario bloccare i focolai sul nascere.” Se il progetto Crisanti andrà in porto, Zaia e il Dipartimento di Prevenzione del Veneto potrebbero ritrovarselo “sopra di loro” a coordinare il piano tamponi nazionale cui tutte le regioni (incluso il Veneto) dovranno aderire.

Da un punto di vista economico, il “piano Crisanti” costerebbe molto: circa 40 milioni. Tuttavia, molti hanno criticato gli interventi di salute pubblica del governo come se fossero le cause della crisi economica. Ho una notizia: la vera causa della crisi economica è il Covid-19 che, lasciato libero di propagarsi, mette in ginocchio salute pubblica e attività produttive allo stesso tempo.

Crisanti, in un’intervista al Corriere, spiega con parole semplici perché un serio piano tamponi può prevenire non solo altri morti Covid-19, ma anche un secondo (molto più costoso) lockdown. Salute o economia è una falsa dicotomia. La strategia Crisanti è un piano di prevenzione a doppio effetto e può proteggerle entrambe.

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