“Una delle migliori politiche di sanità pubblica che si possano fare è sistemare la rete dei treni che gira intorno alla Lombardia perché sono vecchi e sporchi. Molto probabilmente hanno contribuito a diffondere il contagio”. Con queste parole la virologa Ilaria Capua ha detto qualcosa di scontato per chi utilizza i convogli regionali (non solo quelli lombardi), ma certamente sottovalutato da chi deve gestire e finanziare i trasporti pubblici.

Aerei, navi, treni e autobus sono potenziali incubatori del Covid-19 per due fattori. Il primo è il livello di pulizia a bordo, spesso in pessime condizioni. Il secondo è dovuto alla quantità di passeggeri in rapporto alle dimensioni dei mezzi.

Giocano un ruolo fondamentale l’areazione di bordo (se climatizzata o meno), il ricambio dei filtri e gli spazi disponibili per ogni passeggero durante il tragitto e la durata del viaggio stesso. Inoltre, in questi periodi di vacanza i consistenti spostamenti delle persone andrebbero monitorati più strettamente, con un’attenzione particolare agli arrivi dai Paesi a rischio come Malta, Croazia, Grecia e Spagna.

L’aeroporto di Roma ha già allestito aree dedicate per i rilievi sanitari, mentre in Lombardia le postazioni mobili per effettuare i tamponi rapidi entreranno in funzione solo oggi a Malpensa. Sea, società di gestione degli scali milanesi, ha già indicato un’area idonea per effettuare i test per chi rientra dai Paesi a rischio, ma poi spetta alle autorità sanitaria attrezzarle.

Sempre oggi partirà la sperimentazione nello scalo di Bologna, e gli interventi sanitari e i controlli verranno effettuati in quasi tutti gli aeroporti nazionali, con esclusione di Catania, degli scali pugliesi di Bari e Brindisi e degli aeroporti sardi.

Incredibilmente, tuttavia, in due degli aeroporti del Nord più trafficati come Orio al Serio (Bergamo) e Linate il “controllo sanitario” sarà fai da te, con i vacanzieri di rientro che dovranno chiamare autonomamente l’Agenzia regionale lombarda di tutela della salute.

Sembra assurdo, ma la regione più ricca e popolata d’Italia si dimostra per l’ennesima volta impreparata nella gestione dell’emergenza Covid-19 e nell’applicazione delle direttive del Ministero della Salute, che raccomandano di fare un test rapido entro le 48 ore dall’arrivo del passeggero.

In quel periodo di tempo, è difficile ipotizzare che un singolo cittadino di rientro dalle vacanze si prenda altri due giorni prima di rientrare al lavoro. Questa volta l’Agenzia per la Tutela della Salute (Ats) lombarda si è fatta trovare impreparata non negli ospedali e nelle strutture territoriali, ma nei luoghi (aeroporti e stazioni) dove era prevedibile fosse richiesto un presidio sanitario supplementare.

Se è vero che l’ordinanza del Ministero sui cittadini che rientrano in Italia da Croazia, Grecia, Malta e Spagna, è del 12 agosto, è anche vero che il ritorno dalle vacanze – e la conseguente necessità di aumentare controlli e tamponi – era tutt’altro che imprevedibile, e Ats si è fatta trovare, ancora una volta, senza tamponi sufficienti e pure con il personale in ferie.

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