Nonostante il Consiglio di Stato francese e la Corte Europea dei Diritti Umani abbiano ripetutamente evidenziato l’irregolarità delle procedure di respingimento collettivo dei migranti alla frontiera franco-italiana, i militari francesi continuano a fermare oltralpe e respingere in Italia centinaia di migranti ogni giorno. Uomini, donne e bambini che vengono ammassati senza alcun accorgimento igienico-sanitario in alcuni container a pochi metri dalla frontiera italiana. Poi, una volta espulsi, ritentano più volte l’attraversamento, finendo per aspettare alla città di confine di Ventimiglia. Una situazione difficile che va avanti ormai da anni ma che oggi è resa ancora più grave dall’assenza di strutture di accoglienza. Il centro della Croce Rossa, allestito proprio per far fronte all’emergenza migranti, infatti, è chiuso da 5 mesi “per l’emergenza Covid” e, probabilmente, non riaprirà più. Ma le migrazioni non si fermano, e così uomini, donne, bambini, si riversano in strada, accampandosi in giacigli di fortuna.

Solo nella giornata di lunedì i respinti sono stati 140 i migranti respinti, 43 di loro hanno passato la notte nei container francesi, senza la possibilità di parlare con un avvocato o un mediatore, senza acqua né cibo. Per questo, secondo fonti all’interno delle forze dell’ordine, il Ministero dell’Interno avrebbe chiesto alla polizia di frontiera italiana di allungare l’orario di operatività dalle attuali 12 alle 24 ore, per evitare che i colleghi transalpini debbano lasciare tutta la notte le persone rinchiuse nei container in attesa di espellerli in Italia. A queste persone respinte dalla Francia, si aggiungono ogni giorno tra i 50 e i 100 migranti che arrivano con diversi mezzi sul territorio di Ventimiglia da altre parti d’Italia, nonostante il rafforzamento dei controlli nelle stazioni di Milano, Genova e Torino. Nella maggior parte dei casi sono persone regolari sul territorio italiano, dirette verso altri paesi europei per trovare quel minimo equilibrio economico che in Italia non hanno trovato.

Tutti, tra cui donne in gravidanza – consapevoli che se partorissero in Francia avrebbero la “garanzia” di poter restare – e bambini piccoli, in condizioni di estrema fragilità, prima di tentare il passaggio o dopo il primo respingimento, sono costretti ad accamparsi sul territorio della città di confine in giacigli di fortuna. Passano da Ventimiglia perché sanno che con i suoi sette valichi, l’autostrada, l’autoporto e la linea ferroviaria, offre decine di possibilità di passare. “Le statistiche diffuse dalle associazioni che si occupano di richiedenti asilo in Francia parlano chiaro: ogni cento persone che la Francia respinge in Italia, almeno il doppio riesce a passare – spiega Teresa Maffeis di Amnesty e “Association pour la démocratie” Nizza – e questo nonostante la militarizzazione crescente dei nostri confini”. È questo il “segreto di Pulcinella” che negli ultimi anni, da quando la Francia, con diversi “pretesti”, dal terrorismo al Covid, ha deciso di “sospendere” il trattato di Shengen, ha reso difficile per i quattro governi italiani che si sono succeduti battere davvero i pugni sul tavolo in Unione europea.

I tentativi di eliminare gli spazi di accoglienza per le persone in transito di Ventimiglia, risultano così “controproducenti”. E oggi, la situazione è più che mai difficile con il campo di transito della Croce Rossa chiuso da marzo. Quello che lascia di stucco gli addetti ai lavori, sia volontari, operatori e attivisti, sia operatori di polizia e amministrazione, è che la Prefettura di Imperia, che non ha risposto al tentativo di intervista del Fattoquotidiano.it, sembrerebbe intenzionata a chiudere – definitivamente, dopo questi mesi di sospensione – l’unico luogo di accoglienza per le persone in transito sul territorio. La strategia di fondo, secondo le associazioni, è quella già avanzata dall’ex ministro Angelino Alfano nel 2016: tentare di bloccare gli arrivi dal territorio italiano, trasferire al sud i migranti respinti e rendere insopportabile la permanenza sul territorio di frontiera.

“Se togliamo qualsiasi forma di supporto a Ventimiglia, la gente non si fermerà più qui” fu il ragionamento che diede il via all’accanimento verso chi portava la propria solidarietà ai migranti, portato avanti con il sostegno dell’allora sindaco (Pd) che arrivò ad emettere un’ordinanza che “vietava di distribuire il cibo alle persone in strada. Eppure i costosissimi trasferimenti collettivi al Sud Italia di migranti, operati da Riviera Trasporti, ultimamente anch’essi sospesi, si rivelarono inutili perché le persone tornavano verso la frontiera in treno poco dopo. Stesso discorso per i controlli nelle stazioni. “L’unica cosa che sul territorio di frontiera tutti hanno chiaro – come sottolinea il responsabile della Caritas di Ventimiglia e Sanremo Maurizio Marmo – è che le persone in transito continuano ad arrivare nonostante tutto, non hanno alcun interesse rispetto alla ‘qualità dei servizi’ che possono trovare a Ventimiglia, essendo solo una tappa lungo il loro viaggio”.

In attesa dell’unica decisione politica che supererebbe questa situazione di stallo in sede europea, ovvero la riforma del Regolamento di Dublino eliminando l’obbligo di permanenza nel paese di sbarco, (accordo che era già stato quasi raggiunto ma trovò opposizione della Lega), sospendere l’accoglienza al Campo Roya gestito dalla Croce Rossa per conto della Prefettura significa spingere centinaia di persone a dormire in strada, nonostante i controlli continui della polizia. “Suona ridicolo il piano di chi pensa di risolvere la questione ripetendo ossessivamente che ‘devono capire che da qui non si passa’ – spiegano al microfono i ragazzi di Rete Sanremo Solidale, che hanno raccolto decine di associazioni e portato in piazza a Ventimiglia 150 persone per chiedere la riapertura del campo – è chiaro che per i migranti vale più la testimonianza, frequente, di un amico arrivato nonostante tutto in Francia, Germania o Inghilterra. Di più di una qualsiasi dichiarazione di un nostro politico, soprattutto per chi in Italia non ha trovato un lavoro o un equilibrio per vivere serenamente”.

Eppure, a precisa richiesta degli operatori della Croce Rossa, costretti dalla Prefettura a sospendere gli ingressi al campo da cinque mesi, non è arrivata alcuna garanzia sulla riapertura del campo, anzi. Se da Prefettura e Ministero non arriveranno chiarimenti sul futuro del campo, sul quale ufficialmente “si deciderà a settembre”, da quanto trapela i vertici della Cri hanno già deciso di non rinnovare i contratti dei lavoratori, interinali, che operano al centro di transito. Il segnale è chiaro e porta a pensare che l’intenzione sia quella di chiudere definitivamente i battenti del campo, proprio mentre la situazione sta peggiorando drasticamente. “Oscilla tra i 200 e 300 il numero delle persone costrette a dormire in strada a Ventimiglia – evidenziano gli operatori presenti sul territorio – e l’unico sostegno, minimo, viene fornito dalla Caritas al mattino e dai solidali/attivisti italiani, francesi e tedeschi che distribuiscono (volontariamente) cibo e acqua ai respinti e una cena al sacco a chi dorme in strada”. Una situazione critica lasciata completamente in mano ai volontari che si può trasformare davvero in quell’emergenza che il sindaco Sindaco di Ventimiglia Gaetano Scullino (sostenuto dalla Lega) dichiara da settimane. Anche il primo cittadino, a suo modo, chiede la riapertura del campo: “Avere la città con disperati accampati ovunque ovunque è insostenibile – spiega – in questo senso, se le persone venissero puntualmente accompagnate al suo interno, avere il centro aperto aiuterebbe l’immagine di Ventimiglia“.

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