Palermo è una città che soffre. Luglio 2020 mi ha frullato in un turbinio di contrasti che sembrano mostrare perfettamente il Dna della mia città. Avrei scritto questo post focalizzandomi solo su una meraviglia che abbiamo sempre avuto nel nostro territorio, il Parco di Villa Tasca, un’oasi verde grande sei ettari che circonda la dimora storica dei Conti Tasca d’Almerita, che adesso sarà a disposizione di tutti. Quando il comunicato stampa che avevo richiesto per parlare anche di dettagli ufficiali non è arrivato in tempo alla mail, ho dovuto posticipare la realizzazione di questo scritto ma è successo di tutto.

Tutto ciò che sembra aumentare a comando il livello di contrasto come su una grafica in Photoshop ed evidenziare le discrasie radicate e inestirpabili. Dalla bomba d’acqua che ha travolto Palermo riportandola in tutti i media per la disfunzione del piano regolatore folle dei tempi del Sacco di Palermo con le conseguenti folli reti fognarie, ai Principi Gattopardi, al sindaco trentennale che mi scrisse un sms in cui mi spiegò come le sue scelte fossero conseguenza del suo elettorato numericamente maggiore (immaginate a che genere di elettorato ci si riferisca, che certamente non leggerà questo articolo, anzi, non leggerà, punto!).

E dunque la pantomima che si è iterata anche con Manifesta 12 – che vedevo essere fumo e sperpero ma passavo per il disfattista, ed ero solo realistico – e i miei concittadini che dimenticano tutto, essendo umani, distratti dalla troppa informazione e dal trash che diverte come Coviddi un ci’nn’è!! … e un altro 19 luglio passa rendendo il disgusto e la determinazione per una rivoluzione culturale sempre più flebili, labili, effimeri.

Paolo Borsellino aveva la speranza delle nuove generazioni, nelle nuove generazioni, ma i messaggi amplificati nel mainstream, tra musica, video, ed eventi, sono sempre più amari, camuffati ad arte, vuoti, volti a un supposto divertimento che svuota di significato l’esistenza, che acceca di idoli e valori deformi, dinamiche fini a se stesse, in un sistema che sembra volerci più disimpegnati e indifferenti. Ci vuole coraggio, signori. E questo coraggio è quello che costa la vita, quindi… “chi te lo fa fare?”.

Allora vediamo via Maqueda, che dovrebbe essere al pari della Galleria di Milano per eleganza e qualità, sembrare di nuovo il corso della fiera del Mediterraneo da quando la globalizzazione l’ha resa… inutile. Piena di becere bancarelle abusive con prodotti scadenti, tracotante di rifiuti delle stesse bancarelle che una volta venduta la merce lasciano lo schifo senza l’ombra di scontrini e risulterei ridicolo a parlare di pagamenti di Tari o suolo pubblico. Ma così è.

Intanto le attività in regola, tutt’attorno alla stessa zona, sono torchiate per pagare ogni singolo centesimo di affitto e tasse di ogni genere e sottoposte a controlli surreali per distanziamento sociale e ulteriori pagliacciate – che tali risultano se in locali come Casa Cuba si vedono formicai di persone appiccicate fra loro, così come alla Vucciria le gabbie aperte lasciano affluire una subumanità senza limiti al ribasso.

Eppure conosco tante persone che non smetteranno e che vogliono fare rete, che si cercano fra loro e danno energia e speranza. Ma bisogna fare i conti con la realtà per poterla combattere.

C’è una parte della città che è stanca e sembra aver perso le forze per attuare quella rivoluzione culturale auspicata che poteva salvarci e far sentire in difetto chi avrebbe cercato favori nella mafia, chi avrebbe assecondato le dinamiche di privilegio delle raccomandazioni e delle prevaricazioni tacite. Altroché, stanno ricominciando a pavoneggiarsi nel conoscere quel boss o quell’altro tipo che fa i favori.

E le nuove generazioni vengono educate da un sistema che trae vantaggio dall’ignoranza dilagante e dall’adulazione del miraggio capitalista, vuoto e ostentante. È così. E se non lo vedete siete ciechi o in malafede.

Ci vuole forza e la forza deriva dall’unione. E sembra chiaro, invece, che in grande percentuale, ognuno pensi al proprio piccolo microuniverso e, se può, mediamente, è arreso alle logiche “normali” di cui nessuno vuol parlare ma che sotto sotto (ma neanche troppo), conosciamo tutti.

Giusto per ricordare, dal 2013 ad oggi non c’è stato un solo anno in cui non si siano allagati drammaticamente i tratti critici di viale Regione Siciliana, eppure ci si stupisce per quanto avvenuto: perché era luglio? Non so se ridere o piangere e chiedo a voi un pensiero nei commenti.

Per star meglio però posso assicurarvi che essere stato al Parco Villa Tasca mi aveva nutrito di speranza, pertanto dovrò tornarci al più presto, organizzare eventi e incontri sperando di trovare quell’energia che mi ha fatto vedere il sole per un pomeriggio. E prometto di raccontarlo in uno scritto ad esso dedicato.

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