Quarantotto giorni di spedizione per rimuovere 103 tonnellate di rifiuti dalla più grande isola galleggiante di plastica al mondo, la Great Pacific Garbage Patch e spedirli in appositi centri di recupero. È l’incredibile record raggiunto nell’ambito del progetto Kaise, iniziato nel 2009 per preservare l’ambiente marino, dall’associazione con sede a San Francisco, Ocean Voyages Insitute (Ovi), durante l’ultima missione. Un piccolo traguardo che la no-profit tenta già di replicare – se non di superare – con una seconda partenza della nave Kwai, scelta per “assaltare” l’immensa isola di plastica, e ora di nuovo in mare per la seconda manche della “più grande pulizia dell’Oceano della Storia”, come definita dagli stessi organizzatori.

“C’è così tanta plastica lì fuori da raccogliere, c’è così tanto lavoro da fare che questo è solo l’inizio” ha commentato Brad Ives, capitano della Kwai, al rientro dal primo viaggio. E in effetti, di plastica, alla Great Pacific Garbage Patch, situata poche centinaia di chilometri a nord delle Hawaii, ce n’è una montagna: tre tonnellate secondo gli ultimi rilievi. Il motivo è semplice: a causa delle correnti, in quest’area si crea una specie di vortice che trascina, ammassandoli insieme, gran parte dei rifiuti presenti lungo le coste americane.

Per effettuare la pulizia, l’equipaggio ha utilizzato una tecnologia che permette di agire con maggiore efficacia e precisione, grazie a dei Gps. Secondo una teoria della fondatrice dell’associazione, Mary Crowley, i localizzatori satellitari possono essere utilizzati attaccandoli alle reti, spesso trovate in mare, monitorando così l’andamento delle correnti e, quindi, del luogo di ritrovo della maggior parte della spazzatura. Un monitoraggio, che, spiega la stessa no-profit, va avanti dal 2018. Altrimenti, sottolineano, sarebbe molto difficile trovare tutti i rifiuti galleggianti. “Sono così fiera del duro lavoro della nostra ciurma – afferma Crowley -. Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo di catturare 100 tonnellate di rifiuti e continueremo ad aiutare a restaurare la salute del nostro Oceano, che influenza la nostra stessa salute e la salute del pianeta”. Secondo gli ultimi dati, sono almeno sette le isole fluttuanti di rifiuti trascinati dalle correnti e raccolte soprattutto attorno alle cinque zone d’incontro delle correnti oceaniche. Una marea di rifiuti per un totale di 150 milioni di tonnellate di plastica presenti nei mari. Un numero enorme che aumenta anche di 12 milioni di tonnellate l’anno, come rivela l’OVI in un suo video. “L’Oceano – spiega Crowley – è una fonte di benessere per il pianeta e per tutti noi in quanto esseri umani e quindi dobbiamo prendercene cura. Per farlo dobbiamo cambiare le nostre abitudini e iniziare tante pulizie degli oceani”.

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