Orgosolo è tornata sotto assedio delle forze dell’ordine, proprio come ai vecchi tempi. L’ex “primula rossa” del Supramonte Gaetano Messina è di nuovo latitante. Si è dato alla fuga dopo che la Corte di Cassazione ha rigettato giovedì il ricorso presentato dai suoi legali rendendo definitiva la condanna a 30 anni di carcere e ora polizia e carabinieri lo cercano ovunque, con posti di blocco, interrogatori e perquisizioni. Ieri pomeriggio prima della sentenza, per la prima volta dopo un anno, non si è presentato alla stazione dei carabinieri del piccolo comune della Barbagia e subito è scattato l’allarme: il primo posto dove gli agenti l’hanno cercato, stanotte, è a casa delle due sorelle, Peppedda, dove Mesina ha vissuto nell’ultimo anno, e Antonia. Ma dell’ex primula rossa del Supramonte non c’è traccia.

Dopo la condanna in Appello per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, era stato scarcerato per decorrenza dei termini ed era tornato a vivere a Orgosolo. Mesina era uscito dal carcere di Badu e Carros poco più di un anno fa per un vizio di forma, a pochi giorni dalla scarcerazione per decorrenza dei termini. In paese ha passato serenamente l’ultimo anno. Attraversava corso Repubblica tutti i giorni verso le 18 per andare a firmare dai Carabinieri, un appuntamento che ha mancato solo ieri. Nulla lasciava presagire, data anche l’età, una nuova fuga. C’è da capire se Mesina abbia deciso davvero di darsi alla latitanza o se questo sia l’ultimo colpo di teatro prima di consegnarsi nelle mani delle forze dell’ordine.

Secondo la Dda di Cagliari è stato a capo di due gruppi criminali attivi in punti geografici della Sardegna per coprire l’approvvigionamento di vari tipi di droga, con base in queste due zone dell’isola. Con il rigetto del ricorso decade in via definitiva la grazia concessa a suo tempo nel 2004 dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e si riaprono per lui le porte del carcere. Mesina ha 79 anni e di questi quasi 50 li ha trascorsi in cella.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Lombardia, studenti universitari in presidio: “Regione garantisca le borse di studio. L’emergenza sanitaria ha colpito anche noi”

next
Articolo Successivo

Genova paralizzata per i lavori nelle gallerie autostradali: porto bloccato, traffico in tilt in Liguria. Aspi: “Andrà meglio solo tra 7 giorni”

next