Il mondo del giornalismo, del volontariato e anche esponenti delle più importanti ong internazionali e delle agenzie Onu, si compattano a sostegno di Nello Scavo, giornalista di Avvenire in prima linea nel raccontare la rotta migratorie del Mediterraneo, autore di numerosi scoop riguardanti i respingimenti al largo delle coste europee e i rapporti tra i governi, in particolar modo italiano e maltese, con la Guardia Costiera libica e la presenza di uomini legati al traffico di esseri umani all’interno di questa.

Due giorni fa, Scavo si è inserito in uno scambio di tweet tra Alarm Phone, la linea telefonica diretta che permette ai migranti di mettersi velocemente in contatto con i propri operatori in caso di naufragio, e Neville Gafà, ex coordinatore dell’ufficio del primo ministro. L’ex consigliere, già obiettivo delle inchieste di Avvenire sulla “Strage di Pasquetta” nella quale morirono 12 persone e “accusato in precedenza di comportamenti illeciti e controversi, tra cui legami con un leader delle milizie libiche che gestisce estorsioni e centri di detenzione non ufficiali”, ha risposto a un tweet di Alarm Phone in cui si denunciava il fatto che un neonato, partorito durante la traversata, fosse stato riportato dalla Guardia Costiera libica in una zona di guerra insieme agli altri naufraghi soccorsi, puntando il dito contro le politiche messe in campo dai governi europei. La risposta di Gafà è stata: “È bene che fermiate i vostri sporchi affari. Pieno supporto alla Guardia Costiera libica”.

È a quel punto che Scavo, che su Avvenire ha pubblicato numerosi documenti in cui si attesta il coinvolgimento delle autorità maltesi in alcuni respingimenti di migranti verso il Paese nordafricano, interviene nella discussione: “Affari sporchi, petrolio sporco, accordi sporchi tra governi. Niente da dire su questi metodi sporchi?”, ha scritto. La risposta di Gafà non si fa attendere: “Fermate i vostri sporchi affari. Altrimenti, vi fermeremo noi“. “Noi vi fermeremo – ha ribattuto Scavo – Chi sarebbe esattamente questo ‘noi’?”. Una domanda a cui gafà ha però evitato di rispondere.

Parole che suonano come una minaccia nei confronti di un giornalista che, mesi fa, era già finito nel mirino dei trafficanti di esseri umani libici per le sue inchieste proprio sui rapporti tra questi e i governi italiano e maltese.

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