L’ideologia che non vediamo: algoritmi e miliardari ci controllano. Quando iniziamo la lotta?
L’Ideologia è morta? No. È solo invisibile e ci sta formattando il cervello, ci viviamo talmente dentro da non riconoscerla così da farla nostra senza resistenze.
Viviamo in un mondo di libertà apparente in cui non siamo veri padroni di noi stessi.
Ogni mattina ci svegliamo con la sensazione di essere i registi assoluti della nostra esistenza. Con un tocco sullo schermo decidiamo cosa acquistare, quale informazione consumare, quale opinione sposare. Eppure, questa libertà è una vernice sottile stesa su un meccanismo che non abbiamo scelto.
Questa non è un era “post-ideologica”. Siamo invece immersi in un modello invisibile ma pervasivo, una struttura di potere dove i titani delle big tech (guarda caso miliardari in combutta con altri miliardari) — da Musk a Zuckerberg — si siedono ai tavoli della politica globale non come semplici imprenditori, ma come proprietari di mondi con un potere in più, quello di essere architetti del comportamento umano. Nuove divinità con potere esecutivo, legislativo, come i vecchi imperatori. Più hanno potere più acquisiscono nuovo potere.
E così si costruiscono le più grandi disuguaglianze della storia. I dati Oxfam gridano una verità che preferiamo ignorare. Nessun imperatore del passato possedeva una ricchezza e un potere decisionale paragonabili a quelli di un Elon Musk. Siamo passati dalla democrazia al potere di pochi feudoglobali digitali, dove le decisioni vitali non passano più per le piazze, ma per i server di borse mondiali e piattaforme private.
I social media non sono semplici contenitori di pubblicità; agiscono come redattori artificiali della nostra personalità. Le piattaforme vendono alle multinazionali “pacchetti di utenti” pronti all’uso, individui mappati fin nei minimi impulsi. Il campo di battaglia è il nostro cervello.
L’algoritmo stimola costantemente la corteccia limbica, la sede degli istinti primordiali e della gratificazione istantanea, bypassando la corteccia prefrontale, deputata alla riflessione e alla valutazione delle conseguenze. È un attacco biologico mirato: la scienza ci dice che la corteccia prefrontale non termina il suo sviluppo prima dei 21 anni. Eppure, permettiamo che ragazzini di 12 anni vengano addestrati da algoritmi progettati per massimizzare l’impulsività, rendendoli consumatori perfetti prima ancora che cittadini consapevoli.
E qui arriviamo al primo bivio. Per decenni abbiamo vissuto il tabù dell’Ideologia. È comprensibile dopo i crimini del nazismo, del fascismo e dei regimi comunisti. È comprensibile che non vogliamo abbracciare ideologie che ci allontanano dalla realtà e ci fanno vivere in una illusione. È comprensibile che non vogliamo ideologie che ci privino di libertà.
Tuttavia la nostra mente, per come è strutturata, ha bisogno di uno schema per funzionare. Se non scegliamo noi il nostro modello di riferimento, finiamo per conformarci a quello dominante, trasformandoci in ingranaggi di un sistema basato esclusivamente sul consumo. Il vero pericolo contemporaneo è l’ideologia subita: abbiamo interiorizzato la logica del profitto e della convenienza economica come unico metro di misura della realtà senza nemmeno accorgercene. Siamo tutti seguaci inconsapevoli dell’ideologia neoliberista, capitalistica e ciò ci conduce su crinali ancora più pericolosi, dove violenza, sopraffazione e autoritarismo prendono piede.
Questa visione riduce l’esistenza a una serie di transazioni economiche, egoistiche e materialistiche ignorando che l’essere umano non è una macchina logica, ma un groviglio di emozioni e relazioni che non trovano spazio in un bilancio aziendale.
E così addio a libertà e democrazia. Se un presidente del Consiglio è sotto minaccia quotidiana dai poteri dei miliardari americani e se neanche un intero continente come l’Europa ha la forza di imporre semplici regolamenti, cosa può fare un singolo cittadino che è diventato variabile di un codice proprietario? Non mi dite che il suo voto cambia qualcosa se non abbiamo leader politici che hanno voglia di affrontare questi poteri forti.
Siamo immersi in grandi media globali che non sono classificati come tali per diversi motivi: il nostro nemico è globale e le nostre democrazie sono di carattere nazionale, il loro potere e la loro ricchezza viene utilizzato per bloccare ogni norma di contrasto a livello nazionale e continentale, il loro carattere innovativo confonde i decisori politici. Eppure è evidente che siano media con direttori editoriali artificiali, ingegneri e CEO delle Big tech, con algoritmi e IA che stabiliscono regole (linea editoriale) scelta dai loro capi. Quale partito politico sta agendo per contrastare questi mostri? Per costruire norme AntiTrust, legge sui conflitti di interesse, pluralismo da rispettare per questo settore?