“Caro Alessandro la sua storia è un esempio di come riuscire a ripartire dopo uno stop improvviso. Attraverso lo sport hai insegnato a vivere la vita da protagonisti, facendo della disabilità una lezione di umanità. Grazie per aver dato forza a chi l’aveva perduta. In questo momento tanto delicato le sono vicino. Prego per lei e per la sua famiglia. Che il Signore la benedica e la Madonna la custodisca”. Così ha scritto papa Francesco in una lettera pubblicata oggi sulla Gazzetta dello Sport e dedicata ad Alex Zanardi, il campione rimasto coinvolto in un grave incidente stradale venerdì scorso e ora ricoverato in gravi condizioni all’ospedale di Siena. Il messaggio del Pontefice è arrivato grazie all’iniziativa di don Marco Pozza, cappellano del carcere Due Palazzi di Padova che ha intervistato il Papa per Tv2000 e che quest’anno ha animato la Via Crucis a San Pietro.

Zanardi ha trascorso la quinta notte in terapia intensiva, dove è tenuto in coma farmacologico: le sue condizioni restano gravi ma stabili. Cruciale è stata la tempestività dei soccorsi intervenuti sul luogo dell’incidente, come ha raccontato al Corriere della Sera Robusto Biagioni, medico di emergenza e responsabile del 118 della zona di Grosseto, tra i primi ad intervenire. “In quelle condizioni poteva resistere pochi minuti soltanto. La mia collega lo aveva trovato in uno stato comatoso, con momenti di agitazione. Muoveva le braccia in modo sconnesso, urlava. Il volto era devastato dalle tante fratture. Ma quello che ci preoccupava di più in quel momento era la lesione, molto grave, che dall’occhio destro si allungava su tutta la faccia. Poi aveva altre lesioni alla testa. Era in condizioni gravissime“.

“Sono intervenuto su casi persino peggiori e a volte si sono risolti positivamente anche contro le nostre previsioni. Ecco perché sono convinto che ci siano buone speranze che Alex ce la possa fare, considerato anche che è un atleta e ha una voglia di vivere e una grinta incredibili”, dice Biagioni, giunto sul luogo dell’incidente con l’elicottero Pegaso da Grosseto. “Siamo decollati da Grosseto alle 16.56. A bordo eravamo in sei: due piloti, un tecnico, un operatore del Soccorso alpino, un infermiere e io. Siamo atterrati a Pienza alle 17.20. L’operatore del Soccorso alpino è stato utilissimo. Siamo atterrati in un campo e abbiamo dovuto attraversare un piccolo bosco, molto fitto, e l’esperto ci guidava spezzando i rami sul nostro cammino e trovando la giusta direzione”.

Di Zanardi ricorda: “Lo avevo incontrato più volte, una persona eccezionale. Veniva a trovare gli amici del 118. Ci diceva che facevamo un lavoro straordinario. Me lo sono trovato davanti in quelle condizioni ed è stato duro mantenere calma e distacco indispensabili perché un medico riesca ad agire nel modo migliore. Poi, quando finalmente lo abbiamo stabilizzato e trasportato al Policlinico Le Scotte, mi sono emozionato. Ero emotivamente provato”.

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