I poliziotti di Atlanta protestano dopo le accuse di omicidio nei confronti di Garrett Rolfe, l’agente che il 12 giugno ha sparato e ucciso durante un fermo l’afroamericano Rayshard Brooks. I colleghi si sono dichiarati malati o sono al posto di lavoro, ma non rispondono alle chiamate al 911.

Il legale del poliziotto intervenuto nella notte del 12 giugno insieme al collega Devon Brosnan ha dichiarato che il suo assistito “ha reagito dopo aver sentito un colpo di arma da fuoco e visto una luce davanti a sé. Temendo per la sua sicurezza e per quelle dei civili nell’area ha lasciato il taser e sparato verso l’unica porzione di Brooks davanti a lui, la schiena”.

E a sostegno dei poliziotti, pochi giorni dopo la firma dell’ordine esecutivo per la riforma della polizia in cui, tra le altre cose, si sottolinea il divieto di ricorrere alla stretta al collo se non in casi estremi, è intervenuto anche il presidente Donald Trump dicendo che “la polizia non è trattata in modo giusto in questo Paese. Non si può resistere alla polizia in quel modo”, ha concluso riferendosi allo scontro avvenuto tra gli agenti e Brooks prima degli spari.

Intanto, i media americani hanno pubblicato alcuni documenti del 2015 in cui si legge che proprio Rolfe è stato accusato in passato di aver insabbiato una sparatoria in cui era uno dei protagonisti insieme ad altri suoi colleghi. Nell’agosto 2015 il poliziotto e altri due agenti avevano sparato contro Jackie Jermaine Harris, anche lui afroamericano, che stavano inseguendo perché alla guida di una vettura rubata. Ma la sparatoria non è mai stata riportata dagli agenti.

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