Le differenze sottotraccia si sono fatte notare già dall’inizio della pandemia: il fronte sovranista che arrivò perfino a chiedere “elezioni anticipate” nel pieno dell’emergenza, quello “moderato” pronto a collaborare. L’idillio in piazza del Popolo, assembramenti e mascherine tricolore, è durato solo il tempo di qualche giorno. “Berlusconi non lo capisco: a volte parla come Renzi, come Prodi” dice Matteo Salvini. “Neanche noi capiamo lui a volte – risponde d’ufficio Mara Carfagna alla Stampa – Spesso parla come i 5 Stelle“. Proprio ora che l’emergenza è finita le due destre sembrano salutarsi un po’ da lontano. Alleati sì, ma con una punta di diffidenza. In mezzo, a fare il grosso del lavoro, è la solita parolina che inquieta anche le notti della maggioranza e di Palazzo Chigi: Mes, il fondo salva-Stati che pure senza condizioni (assicurano i sostenitori, da pezzi del Pd a Renzi fino ai forzisti) rischia di essere sinonimo di trappola (avvertono i detrattori, dalla Lega a pezzi di M5s fino ai sovranisti di sinistra). La posizione sul punto di Matteo Salvini è arcinota. Quella di Forza Italia è questa: “Se il Mes è quello di cui parliamo oggi è qualcosa di molto diverso da quello che conoscevamo fino a ieri – dice Carfagna – È una linea di credito a tassi praticamente pari a zero, che permetterebbe di finanziare interventi per la sanità, di costruire ospedali, di costruire reparti nelle Rsa o nelle carceri, di migliorare trattamento economico per medici e infermieri. Tutto a un costo inferiore a quello di mercato. Questo Mes non è quello della Grecia, della Troika. Se le cose restano così perché non usarlo?”.

E poi c’è l’approccio alla collaborazione tra maggioranza e opposizione in un periodo così complicato, come raccomandato in svariate occasioni dal presidente della Repubblica. Da una parte Salvini sembra netto, almeno a parole: “Ho letto di disponibilità ad altri governi, per la Lega prima questo esecutivo va a casa e prima si va a votare, meglio è”. Berlusconi ieri, sempre alla Stampa, si è detto pronto a un patto: lo è sempre, quando crede di guadagnarci, come racconta la sua storia politica. “Il dialogo proposto da Conte? Sono disponibile – ha risposto – Con tre precisazioni. Primo, collaborazione istituzionale non significa convergenza politica. Secondo, l’ascolto non è una concessione che il presidente del Consiglio ci fa; semmai è nell’interesse del Paese e dello stesso governo avvalersi di chi, come noi, ha esperienza e competenza, non solo politica. Terzo, ascoltare l’opposizione deve tradursi nel concordare concretamente le scelte da fare”. Questo non significa entrare in accordi strani di governo, precisa oggi la Carfagna.

Ma perché questa accelerazione? C’entrano probabilmente anche i numeri che Forza Italia, dopo le depressioni dell’ultimo anno, vede stabilizzarsi. I berlusconiani in tutti i sondaggi non mollano la forbice tra il 6 e l’8 per cento e se da una parte hanno perso da tempo il volante della coalizione (ora a trazione sovranista) possono fare però quello che dall’altra parte fa Matteo Renzi: senza di noi, è il punto, non andate da nessuna parte. Quel gruzzolo di voti di chi nel centrodestra non si è ancora rassegnato a trasferirsi in forze politiche con altre tradizioni e altri linguaggi (nazionalisti e euroscettici) vale parecchio anche in termini di seggi.

Perché se Salvini nega al momento che la Lega sia disponibile a un governo di unità nazionale o simili e invoca (come sempre) le “elezioni subito” c’è da tenere in conto dell’elaborazione del Corriere della Sera in base alle intenzioni di voto raccolte da Ipsos e dando per scontato che sarà terminata la riforma elettorale in senso proporzionale puro con lo sbarramento al 5 per cento. La pandemia ha cambiato di parecchio lo scenario, dunque: se a febbraio il duo sovranista Lega-Fdi poteva contare su 205 seggi – cioè la maggioranza assoluta della nuova Camera -, ora quella cifra si è abbassata a 186 e diventa fondamentale l’apporto dei 33 deputati di Forza Italia. In questi 4 mesi a pagare il prezzo più alto è stata la Lega che ha perso 37 deputati virtuali (da 149 a 112), mentre Fratelli d’Italia – in proporzione al proprio incremento in termini percentuali – è cresciuta da 56 a 74 (+18). Gli azzurri invece in queste 16 settimane hanno guadagnato 4 seggi.

Per la cronaca, secondo questa elaborazione, è leggermente cresciuta l’area di governo, anche se non a sufficienza per impensierire il centrodestra. Il Pd è cresciuto di 4 deputati (da 96 a 100), mentre il M5s registra un incremento più significativo (da 65 a 76). Tutti insieme i partiti che riuscirebbero a entrare in Parlamento (Pd, M5s, Iv e Svp) non supererebbero i 181 deputati.

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