Ha guardato le proteste dalle vetrate della Casa Bianca, assediata dai manifestanti, difesa dagli agenti del Secret Service e finita immediatamente in lockdown. Donald Trump, nella terza notte di scontri in decine di città del Paese dopo la morte di George Floyd a Minneapolis, su Twitter si è complimentato con gli uomini che hanno difeso la residenza presidenziale – definendoli “totalmente professionali” ma anche “molto cool” – e ha scritto: “Se fossero riusciti a superare la cancellata, i dimostranti sarebbero stati accolti dai cani più feroci e dalle armi più minacciose che io abbia mai visto. E questo sarebbe stato il momento in cui la gente si sarebbe fatta veramente male, almeno”. E mentre il presidente attacca i sindaci dem – in particolare quelli di Washington e Minneapolis – trasformando la morte di Floyd in un caso politico, i partiti al Congresso si stanno mobilitando per conquistare l’elettorato black in vista delle prossime elezioni.

Le prossime mosse di repubblicani e democratici – Jerrold Nadler, presidente dem della commissione giustizia della Camera, ha annunciato che in giugno convocherà un’udienza per considerare nuove azioni federali che potrebbero aiutare a fermare la violenza razziale, in particolare gli atti di brutalità da parte delle forze dell’ordine contro la minoranza afroamericana. Nadler ha inoltre anticipato che la sua commissione punta a vietare la ‘presa per il collo’ e a creare una commissione che studi lo status sociale degli afroamericani. Al Senato Lindsey Graham, presidente repubblicano della commissione giustizia, ha riferito che acquisirà testimonianze e proposte per combattere la discriminazione razziale in relazione all’uso della forza e a migliorare le relazioni tra la polizia e le comunità dove operano.
Trump attacca manifestanti e sindaci democratici – “Ero dentro, ho visto ogni mossa e non avrei potuto sentirmi più sicuro”, ha scritto ancora Trump. “Hanno lasciato i ‘manifestanti’ gridare e inveire quanto volevano”, ha aggiunto, prima di indicare quale sarebbe stata la risposta in caso di attacco alla Casa Bianca. “Molti agenti del Secret service aspettano solo di agire. ‘Mettiamo i giovani in prima linea, signore, loro amano questo ed è un buon addestramento'”, prosegue citando quello che gli sarebbe stato detto.
Trump attacca invece la sindaca democratica di Washington Dc Muriel Bowser perché “chiede sempre soldi e aiuto” ma non ha permesso che la polizia della capitale intervenisse in quanto ‘non è lavoro loro’. La tutela delle più alte autorità spetta infatti al Secret service. Ha aggiunto che quelli che manifestano sono “gruppi organizzati” che “non hanno nulla a che vedere con la memoria di Floyd” e in altri tweet si è scagliato contro il sindaco di Minneapolis Jacob Frey. Anche lui democratico, a poche ore dall’omicidio ha preso posizione e dichiarato che “se Floyd fosse stato bianco non sarebbe stato ucciso”. “Come mai tutti questi posti che si difendono così male sono governati dai democratici liberal? Siate duri e combattete (e arrestate quelli cattivi). Forza!”, ha twittato Trump, attaccando in generale i sindaci democratici.

“Attacco alla società civile” – Per il governatore del Minnesota Tim Waltz – anche lui democratico – la situazione nella città governata da Frey è “nel caos più totale” e, concorda con Trump, non è più in alcun modo” correlata all’omicidio di George Floyd. “Si tratta di attaccare la società civile, infondere paura e distruggere le nostre grandi città”, ha detto Waltz in conferenza stampa. – “È una beffa fingere che si tratti della morte di George Floyd o delle disuguaglianze o dei traumi storici delle comunità di colore, perché le nostre comunità di colore e le nostre comunità indigene erano in prima fila e combattevano mano nella mano per salvare le imprese che hanno impiegato decenni per costruire. Infrastrutture e organizzazioni non profit che hanno servito una comunità in difficoltà sono state demolite e bruciate senza alcun riguardo per quello che è successo”, ha continuato Waltz. E mentre la politica si prepara a cavalcare i disordini in vista delle presidenziali, anche la Conferenza episcopale Usa lancia l’allarme razzismo e chiede “giustizia” dopo la morte di George Floyd. In particolare, in una dichiarazione firmata dai presidenti di sette commissioni della Conferenza episcopale statunitense, i presuli si dichiarano solidali con le comunità nere del Paese e chiedono “verità e giustizia“, mettendo in guardia dal razzismo: “Non è una cosa del passato, ma un pericolo reale e attuale che deve essere affrontato con decisione“.

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