Il divieto di tornare a vestire la toga per i giudici che entrano in politica. E poi un periodo di pausa per i magistrati fuori ruolo: dopo aver accettato un incarico lontano dai Palazzi di giustizia non potranno subito andare a occupare uffici di procuratori capo o aggiunto. E ancora: il divieto per gli ex consiglieri del Csm di sfruttare l’esperienza (e le conoscenze) a Palazzo dei Marescialli per fare carriera subito dopo la fine del mandato. Sono questi le principali novità contenute dalla riforma del Consiglio superiore della magistratura preparata dal ministro Alfonso Bonafede. Il guardasigilli ha riunito i rappresentanti della maggioranza di governo in via Arenula per un vertice fiume durato più di tre ore. Seduti al tavolo con Bonafede, il sottosegretario dem Andrea Giorgis , le parlamentari Angela Salafia e Grazia D’Angelo del M5s, Walter Verini del Pd, Piero Grasso e Federico Conte di Leu. Collegati in videoconferenza i dem Alfredo Bazoli, Franco Mirabelli e la renziana Lucia Annibali.

“Legge in Cdm la prossima settimana” – Cominciato nel pomeriggio l’incontro si è concluso poco prima delle 22. Dal ministero lo definiscono “un confronto costruttivo e molto fitto“. “Abbiamo lavorato molto bene e siamo perfettamente d’accordo sul fatto che bisogna intervenire con tempestività” dice Bonafede alla fine del vertice. L’obiettivo, dicono sempre da via Arenula. è portare il testo in Consiglio dei ministri possibilmente già la prossima settimana. “Considerato anche che prima dell’emergenza coronavirus avevamo trovato un’intesa di massima”, aggiunge il Guardasigilli che sottolinea anche l’importanza di un confronto anche con le opposizioni. Il vertice, in ogni caso, continuerà nella giornata di domani.

Il ministro apre all’opposizione: “Converga sulla riforma” – Mentre al ministero si ragionava sul futuro del Csm, a Palazzo dei Marescialli la questione delle nomine è diventata oggetto di dibattito interno tra i consiglieri togati. Durante il plenum la discussione sui magistrati segretari del Consiglio da eleggere dando anche un peso alla corrente di appartenza ha fatto registrare un botta e risposta tra alcuni componenti del Csm. Alla fine hanno tutti hanno convenuto solo su un punto: occorreva rinviare il dibattito. Insomma: la tensione nel mondo delle toghe è altissima. Le ultime intercettazioni di Perugia su Luca Palamara, con vari giudici intercettati mentre parlano di nomine con l’ex leader della corrente Unicost, hanno mandato in fibrillazione la magistratura italiana persino dentro al ministero della Giustizia. Solo pochi giorni fa Fulvio Baldi si è dimesso da capo di gabinetto del guardasigilli dopo la pubblicazione delle sue confersazioni con Palamara sul fattoquotidiano.it. Bonafede, dunque, è tornato a mettere in cima alla sua agenda una riforma del Csm per depotenziare la grande influenza delle correnti. Una riforma che il guardasigilli vorrebbe discutere anche con l’opposizione. “Ho sempre ripetuto che, da ministro della Giustizia non devo alimentare le polemiche, ma risolvere i problemi con azioni concrete e in questo senso, auspico che si trovino possibili convergenze anche con le forze di opposizione“, ha spiegato il ministro alla Camera.

La bozza della riforma: stop porte girevoli toghe in politica- Prima di chiudersi in vertice con gli esponenti della maggioranza, infatti, Bonafede è comparso alla Camera per rispondere al Question Time. “Il progetto di riforma del Consiglio Superiore della Magistratura e dell’ordinamento giudiziario non può più attendere. Un progetto normativo che già, prima dell’inizio dell’emergenze epidemiologica, era stato oggetto di ampio confronto e condivisione con la maggioranza e che nella stessa giornata di oggi porterò nuovamente sul tavolo di lavoro”, ha annunciato il guardasigilli a Montecitorio. Dove ha anticipato il contenuto della bozza di legge da sottopporre alla maggioranza. Nella bozza di riforma del Csm si prevede “il blocco, definitivo, delle cosiddette porte girevoli fra politica e magistratura: chi sceglie di entrare in politica deve essere consapevole che non potrà tornare a fare il magistrato”. Nel dettaglio, ha aggiunto il guardasigilli, “il progetto base di riforma prevede stringenti norme che, sostanzialmente, impediscono al magistrato di tornare in ruolo dopo aver ricoperto cariche politiche elettive o di governo, anche a livello territoriale. Allo stesso tempo, si disciplina anche il ritorno in ruolo del magistrato candidato e non eletto, ponendo vincoli e limiti di natura territoriale e funzionale”.

Il caso dei magistrati fuori ruolo – Per i magistrati collocati fuori ruolo nella bozza di riforma si prevede che non possano fare domanda per accedere a incarichi direttivi per un determinato periodo di tempo. “Un aspetto che si presta a rappresentare un terreno insidioso – ha spiegato il ministro – è quello relativo a magistrati ordinari collocati fuori ruolo; per l’assunzione di incarichi apicali: in questi casi la norma elaborata prevede che non possano fare domanda per accedere a incarichi direttivi per un determinato periodo di tempo successivo alla cessazione dell’incarico”. Nella bozza si propone anche di “evitare l’attribuzione di vantaggi di carriera o di ricollocamento in ruolo per i consiglieri che hanno cessato di far parte del Consiglio, precludendo, anche in questo caso, per un determinato periodo la possibilità che abbiano accesso a incarichi direttivi o semidirettivi o che possano essere nuovamente collocati fuori ruolo”. Insomma: non ci saranno più capi di gabinetto del ministero che vanno a dirigere le procure come è avvenuto con Giovanni Melillo, nominato procuratore capo di Napoli dopo aver lavorato con Andrea Orlando in via Arenula. Allo stesso modo sarà posto un freno agli ex consiglieri del Csm che sfruttano i legami creati a Palazzo dei Marescialli per fare carriera.

“Non è una punizione” – “E’ importante sottolineare – ci ha tenuto a chiarire il ministro – che non si tratta di un impianto normativo nato sull’onda emotiva del momento buio che stiamo vivendo e che non si tratta affatto di norme punitive contro la magistratura. Al contrario, nella consapevolezza dell’altissimo livello professionale dei magistrati italiani e dello spirito di servizio con il quale affrontano in prima linea una fondamentale e delicatissima funzione, occorre tutelare proprio la stragrande maggioranza di loro, che non merita di essere trascinata, come sta avvenendo, nelle squallide paludi delle polemiche”. Sul fronte delle nomine la bozza della norma del guardasigilli inserisce “oggettivi criteri meritocratici nell’assegnazione degli incarichi da parte del Csm” e “un meccanismo elettivo che sfugga alle logiche correntizie”. Sul tavolo, dunque, c’è una nuova legge elettorale: si parla di un nuovo schema con collegi elettorali molto piccoli e ballottaggi, ma non è neanche tramontata l’ipotesi di sorteggio dei componenti del Csm.

Anm: “Sorteggio incostituzionale” – Una proposta che non piace al presidente dimissionario dell’Associazione nazionale magistrati. Dopo le dimissioni e le successive polemiche che hanno mandato in pezzi il sindacato delle toghe, Luca Poniz è tornato a parlare del momento delicato attraversato dalla magistratura italiana. “Noi – ha detto Poniz – abbiamo consegnato decine di proposte di riforma al ministro della giustizia. Siamo noi i primi a esigere che queste riforme vengano fatte”. Il presidente dimissionario del sindacato delle toghe ha indicato tra gli interventi necessari quelli sul sistema elettorale del Csm e sulla carriera dei magistrati, che “non deve non essere centrale nella loro vita“. Vanno “ridotti i posti che sembrano cosi appetibili e vanno spezzati i legami con la politica: una volta instaurato il rapporto politico non deve essere reversibile”. Anche per Poniz “c’è bisogno di cambiare le regole elettorali del Csm e restituire maggiore potere di selezione alla comunità dei magistrati“. Ma a proposito del sorteggio per la composizione del Csm, Poniz ha ricordato che “l’ultima posizione del ministro Bonafede era quella di superare l’idea sorteggio che è totalmente incostituzionale”.

Il caso segretari al Csm: “Basta spartizione incarichi tra correnti” – Difende l’attuale formazione di Palazzo dei Marescialli, anche il vicepresidente David Ermini intervenendo al plenum: “Questo Csm non deve cambiare passo perché l’ha già fatto da tempo. Nessuno si illuda chiedendo lo scioglimento che questo Csm torni indietro. Vorrei che fossimo valutati per quello che abbiamo fatto”, ha detto Ermini. Quanto alla riforma del Csm “noi siamo i primi a voler dare suggerimenti di tipo tecnico e cambiare quello che non va”. La vicenda Palamara, infatti, ha un’eco indiretta nei lavori del Csm. E ha animato un botta e risposta tra i togati di Palazzo dei Marescialli “Bisogna fare tutto il possibile per assicurare la massima trasparenza delle scelte consiliari. Bisogna recidere con urgenza il patologico condizionamento di logiche correntizie e di spartizione degli incarichi”, ha detto il consigliere indipendente Nino Di Matteo, chiedendo di voltare pagina anche nella scelta dei magistrati segretari del Consiglio. Era questo, infatti, uno dei temi all’ordine del giorno. Di Matteo chiede di “imprimere quella svolta di cui tante volte abbiamo concretamente parlato, cambiando marcia“. “Le regole attualmente in vigore – ha spiegato l’ex pm di Palermo – prevedono le valutazioni di parametri che sono propiziati dalla influenza delle correnti, come aver fatto parte dei consigli giudiziari. Dobbiamo evitare anche la semplice apparenza di cooptazioni da parte dei gruppi o dei singoli consiglieri, e bisogna farlo attraverso una procedura che eviti che i magistrati segretari vengano designati attraverso meccanismi di cooptazione“. “Va dato con chiarezza un segnale. Dobbiamo evitare che sia la politica a dettare le nostre regole e dunque dimostrare che siamo capaci di reagire”, ha concordato il laico eletto dal M5s, Filippo Donati. “Non considero far parte di una corrente una cosa di cui vergognarsi”, ha risposto Giuseppe Cascini, di Area , il gruppo delle toghe progressiste. Anche Antonio D’Amato, di Magistratura Indipendente, si è chiamato “fuori dalla condanna dell’appartenenza ai gruppi”. Alla fine il plenum ha trovato l’accordo solo su un punto: rinviare il dibattito per soluzione condivisa sul bando. La tensione tra le toghe è alle stelle.

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