“In queste intercettazioni non ci sono mai magistrati che parlano dei loro processi. Parlano solo ed esclusivamente delle loro carriere. Se allora Salvini avesse beccato quei magistrati, che lo dovranno processare a Catania o ad Agrigento, a dire che lo vogliono fregare, avrebbe tutte le ragioni del mondo per lamentarsi. Ma in quelle intercettazioni a spettegolare c’è un magistrato di Roma, che non si occupa di Salvini“. Sono le parole pronunciate a “Otto e mezzo” (La7) dal direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, a proposito delle lamentele del leader della Lega, Matteo Salvini, sulla magistratura e sulla vicenda delle intercettazioni dell’indagine di Perugia sull’ex consigliere del Csm Luca Palamara.


Travaglio aggiunge: “Se mettessero una cimice in tutte le procure sai quanti magistrati direbbero che io sono uno stronzo? Non è che se un magistrato parla male di Salvini, lui non può essere processato ad Agrigento o a Catania, innanzitutto perché quel magistrato non sta parlando del suo processo e, in secondo luogo, perché non è lui a occuparsi di quel processo. Cosa c’entra quello che ha detto Salvini? La magistratura è formata da 9mila persone. Io, ad esempio, che ho 200 processi, ogni volta che un magistrato parla male di me, dovrei ricusare tutti i magistrati d’Italia? Stiamo alla barzelletta”.

Il direttore del Fatto chiosa: “In questi 25 anni la giustizia è stata riformata un’ottantina di volte, purtroppo nella direzione non di renderla più indipendente dalla politica, ma più dipendente e condizionabile da essa. Quelle intercettazioni lì ci fanno capire chiaramente qual è il problema della magistratura, che non è quello dei processi pilotati per favorire i politici. In questo momento il problema della magistratura è che sono davvero pochi magistrati che hanno il coraggio di fare i processi al potere, proprio per le riforme all’incontrario che sono state fatte in questi anni”.

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