La fase 1 della pandemia ha risvegliato la dimensione religiosa soprattutto degli italiani. Milioni di telespettatori si sono ritrovati dinanzi al piccolo schermo per seguire la messa mattutina celebrata da Papa Francesco nella cappella della sua residenza, Casa Santa Marta, i rosari organizzati dalla Cei nei santuari della Penisola e i documentari religiosi.

Così come intensa è stata la partecipazione dei fedeli alle dirette streaming delle celebrazioni, per lo più su Facebook, delle numerose parrocchie italiane. Un fenomeno da non trascurare anche per il presente con le messe che ormai non sono più chiuse al popolo, seppur rispettando regole molto ferree.

Per comprendere bene tutto ciò è utile leggere il volume del giornalista di Tv2000, l’emittente della Cei, e presidente dell’Associazione WebCattolici Italiani Fabio Bolzetta e del sociologo Angelo Romeo. Il testo si intitola Il giornalismo contemporaneo fra televisione e web (Franco Angeli). Secondo i due studiosi, oltre la metà degli italiani che cerca informazioni sul web lo fa attraverso “fonti algoritmiche” come motori di ricerca e social network. Rispetto al passato, il servizio di un telegiornale sopravvive alla messa in onda in televisione.

Il “terzo tempo” della notizia che, se pur soggetta alla connaturata usura degli aggiornamenti, dal televisore si rovescia nell’oceano del web per immergersi in uno spazio esteso di condivisione, dibattito e attracco di like. Se la rete è divenuta anche un’estensione dello spazio informativo dei media tradizionali aperto all’interattività, la ricerca sul giornalismo ha studiato gli effetti che, per esempio, i commenti hanno sulle pratiche di chi produce quotidianamente informazione.

Quella di Bolzetta e Romeo è una vera e propria analisi sul campo, non fatta di teorie astratte come ce ne sono tante in circolazione. Un lavoro che ha un duplice scopo: da un lato dare delle indicazioni pratiche agli operatori dell’informazione, tenendo conto di come è cambiato il giornalismo e in quale direzione esso sta andando; dall’altro è un testo utile soprattutto per coloro che studiano la comunicazione di massa per mettere bene a fuoco alcuni fenomeni in particolare della tv e del web.

Ma è un volume utile anche per comprendere alcuni aspetti importanti dell’attuale informazione religiosa. Il libro è, infatti, impreziosito dalle testimonianze di autorevoli cronisti. Indicativo è quanto racconta il vaticanista del Tg2 Enzo Romeo andando con la memoria allo storico viaggio di San Giovanni Paolo II a L’Avana.

21 gennaio 1998. Siamo, scrive il giornalista, sul volo che porta Wojtyla a Cuba. Il picconatore del comunismo sta per incontrare l’ultima icona di quel mondo, Fidel Castro. Il Papa viene a salutare noi giornalisti. Nessuna domanda concordata: a Giovanni Paolo II si può chiedere qualunque cosa. Forse per questo sarà proclamato santo… Facciamo capannello intorno a lui. Io mi tengo nelle retrovie e salgo su un sedile.

Tutti sparano domande. Quasi al congedo la mia timidezza-discrezione lascia il passo all’insolenza da faccia tosta. Intervengo al volo e chiedo: “Santità, come conciliare la rivoluzione di Cristo con la rivoluzione di Castro?’. Il Papa polacco, fino a quel momento molto diplomatico, non si trattiene. Troppo forte è il richiamo della foresta, contenuto nella cacofonia linguistica di Cristo e di Castro. “La rivoluzione di Cristo”, tuona, “è la rivoluzione dell’amore, l’altra è una rivoluzione di morte!”. Ci guardiamo tra colleghi strabuzzando gli occhi. Nessuno si aspettava parole così nette a poche ore dalla storica visita a L’Avana.

Padre Federico Lombardi, che ha diretto la Sala Stampa della Santa Sede dal 2006 al 2016, ripercorre, invece, le storiche dimissioni di Ratzinger:

Nel caso della rinuncia di Papa Benedetto, scrive il gesuita, vi erano domande del tutto giustificate e importanti a cui non si era in grado di dare una risposta immediata, ma a cui si poté rispondere ragionevolmente nei giorni successivi, ad esempio con quale appellativo sarebbe stato chiamato, dove avrebbe abitato, con quale genere di vita, ecc.

Ma anche le moltissime domande meno importanti e di “curiosità” – ad esempio sull’abbigliamento, su come si ottiene il fumo nero o bianco dal comignolo della Sistina, ecc. – vanno prese seriamente, perché bisogna rendersi conto che i giornalisti in questi periodi di grande attenzione devono riempire un notevole spazio di informazione rispondendo alle attese più varie del loro pubblico… e vanno aiutati in questo loro lavoro.

Naturalmente, aggiunge Lombardi, per un comunicatore consapevole della realtà della Chiesa è bene saper cogliere queste occasioni di grande attenzione pubblica per cercare di far comprendere il più possibile la natura specifica della Chiesa stessa, che non si riduce assolutamente a una istituzione guidata da interessi di potere o puramente umani. In caso contrario la comunicazione diventa gravemente manchevole e fuorviante.

Perciò anche l’aiuto di persone capaci e competenti nel diritto della Chiesa, nella liturgia, della storia, ecc. è molto importante, sia con contributi durante conferenze comuni, sia con disponibilità per interviste e dialoghi più specifici e approfonditi con i giornalisti. Tenere preparata un’ampia gamma di possibili collaboratori disponibili per queste situazioni eccezionali è molto importante e da consigliare.

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