Continua lo scontro a distanza tra Usa e Cina con l’Organizzazione mondiale della sanità bersaglio intermedio del presidente Donald Trump. Se l’Oms “non si impegna su sostanziali miglioramenti nei prossimi 30 giorni, renderò definitiva la mia decisione temporanea di sospendere i finanziamenti Usa all’Organizzazione mondiale della sanità e riconsidererò la nostra adesione all’Oms” scrive l’inquilino della Casa Bianca in una lettera inviata al direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, postata su Twitter, in cui il tycoon elenca le accuse sulla gestione della crisi del Covid-19 e l’eccessiva vicinanza alla Cina. Solo ieri l’agenzia Onu veniva definita un burattino di Pechino.

Nel post, Trump scrive che “questa è la lettera inviata al Dr Tedros (direttore generale dell’Oms, ndr) dell’Organizzazione mondiale della sanità. Non ha bisogno di spiegazioni!”. Datata 18 maggio, il giorno dell’assemblea, la missiva elenca in quattro pagine le accuse dell’amministrazione sul “fallimento della risposta” dell’Oms al Covid 19 alla luce dell’apposito esame fatto dopo la sospensione temporanea dei contributi Usa annunciata il 14 aprile, da cui è emerso “un’allarmante carenza di indipendenza dalla Repubblica popolare cinese“.

Il lungo elenco di contestazioni parte delle segnalazioni “di report credibili” sulla diffusione di un virus a Wuhan a inizio dicembre, incluso un articolo della rivista medica Lancet. Entro fine dicembre l’ufficio di Pechino dell’Oms era a conoscenza di un problema a Wuhan, e il 31 dicembre le autorità di Taiwan segnalarono la trasmissione dell’infezione da uomo a uomo.

Poi, si cita Zhang Yongzhen, dello Shanghai Public Health Clinic Center, autore della sequenza del genoma comunicata il 5 gennaio alle autorità e al pubblico in un post dell’11 gennaio, pagando il giorno successivo con la chiusura del suo laboratorio. L’Oms ha ripetutamente, secondo Trump, dato giudizi “inaccurati e forvianti”, spesso riprendendo le posizioni cinesi, tra la non trasmissione del virus da uomo a uomo, e le lodi sulla “trasparenza” del direttore generale alla Cina dopo l’incontro del 28 gennaio a Pechino con il presidente Xi Jinping, nonché una presunta telefonata del 21 gennaio di Xi col numero uno dell’Oms perché non dichiarasse l’emergenza epidemica. In successione, il mancato accesso tempestivo di un team di esperti internazionali già a fine gennaio e la rivendicazione sull’inutilità della chiusura delle frontiere e della limitazione dei viaggi, come chiesto dalla Cina.

La lettera, rimarcando altre presunte lacune gestionali, la richiesta di un’indagine indipendente e la gestione di successo della crisi della Sars da parte dell’allora direttore generale Harlem Brundtland, conclude che “è evidente che i ripetuti passi falsi” dell’Oms nella risposta alla pandemia “sono stati estremamente costosi per il mondo. L’unico via davanti all’Oms è se può attualmente dimostrare indipendenza dalla Cina. La mia amministrazione ha già iniziato le discussioni su come riformare l’Organizzazione”. In caso contrario, in assenza di cambiamenti significativi, “non permetterò che i dollari dei contribuenti americani continuino a finanziare un’Organizzazione che, allo stato, non sta chiaramente servendo gli interessi dell’America”.

La lettera inviata dal presidente Usa Donald Trump all’Oms “inganna l’opinione pubblica e infanga la Cina” è la risposta del portavoce del ministero degli Esteri, Zhao Lijian alla mossa del tycoon. La lettera “tenta di spostare le colpe dalla risposta maldestra” degli Usa alla pandemia, ha aggiunto Zhao.

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