L’ho pensato subito e ci ho azzeccato. Mi ero messo a guardare la conferenza stampa di Giuseppe Conte con una curiosità sul versante della comunicazione. Al di là del sapere come sarebbero stati distribuiti i soldi, volevo capire che fine avrebbe fatto la prima persona plurale dei verbi.

Insomma se Conte avesse deciso di continuare a usare sia il noi inclusivo (“da domani possiamo andare, siamo stati rispettosi”) sia quello esclusivo (“consentiamo, abbiamo deciso…”) che tante critiche avevano suscitato nella precedente occasione. Il primo perché giudicato retorico e paternalistico (e con qualche motivo), il secondo perché considerato rivelatore di nascoste tendenze autoritarie, dittatoriali (e su questo non ci resta che ridere).

In ogni caso ero tutto concentrato sulle persone verbali, quando ho sentito le parole sui meriti dei nostri artisti che “ci fanno divertire”. E mi sono detto: adesso scoppia il putiferio. Deve averlo pensato anche Conte che, infatti ha subito aggiunto “e ci fanno appassionare”, quasi per assegnare un più nobile ruolo all’arte. Ma non è bastato.

Qualcuno, come ha osservato Antonello Caporale, ha addirittura cancellato il secondo verbo pur di accanirsi sul primo. Facciamo così anche noi, lasciamo stare la passione e concentriamoci sul divertimento.

Bisogna essere davvero bigotti e ignoranti per criticare l’uso di questo termine in riferimento agli artisti. Solo nel linguaggio banale e insensato degli ignoranti divertire evoca la superficialità, la facilità di comprensione, la mancanza di ogni impegno.

Divertire deriva dal latino de-vertere e indica un discostamento, un’inversione (de) rispetto al cammino previsto (vertere). Divertente è, dunque, ciò che cambia rotta, che esce dai percorsi prevedibili, che mi sorprende, non ciò che non mi fa pensare, come credono alcuni.

Di-verte la pittura di Picasso, per questo non piace a un trombone come Sgarbi, di-verte La corazzata Potemkin che solo un luogo comune ha trasformato in un film noioso oscurando le sue invenzioni visive, di-verte Checco Zalone quando incarna nel suo personaggio un pregiudizio per sbeffeggiarlo.

Scandalizzarsi perché Conte ha onorato gli artisti nella loro capacità di divertire significa essere rimasti a una concezione dell’arte edificante, un’idea da oratorio, ma un oratorio degli anni Cinquanta, perché in realtà oggi gli oratori sono ambienti molto più evoluti.

Datemi ascolto, cari artisti e giornalisti che vi sentite umiliati e offesi: se proprio volete cercare il pelo nell’uovo pur di criticare il governo, cercatelo bene e prima studiate. Come si diceva una volta, studiate il latino che nella vita vi può servire.

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