La preoccupazione che la Cei stia consegnando la Chiesa italiana in mano a Matteo Salvini. Da qui le chiare e continue indicazioni di Papa Francesco a sostegno del governo guidato da Giuseppe Conte.

Indicazioni che hanno provocato un incredibile dietrofront della Cei. Nel giro di una settimana si è passati da questa dichiarazione: “I vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto”. A quest’altra: “Come Chiesa abbiamo condiviso, certo con sofferenza, le limitazioni imposte a tutela della salute di tutti, senza alcuna volontà di cercare strappi o scorciatoie, né di appoggiare la fuga in avanti di alcuno”.

A sostegno della tesi del Papa, arriva in libreria il volume di Iacopo Scaramuzzi, vaticanista di Askanews, dal titolo molto eloquente: Dio? In fondo a destra. Perché i populismi sfruttano il cristianesimo (Emi). Il giornalista ricorda quando, “in pieno comizio elettorale in piazza Duomo a Milano, Matteo Salvini tira fuori un rosario e un Vangelo. Più precisamente: bacia il rosario, giura sul Vangelo. Gli esegeti del salvinismo spiegheranno, anni dopo, che ‘lo stesso leader leghista era rimasto sorpreso, dopo aver per la prima volta baciato il rosario, del consenso suscitato’. Divorziato, indifferente, a essere eufemistici, delle cose di Chiesa, né praticante né granché interessato alle tematiche bioetiche e tantomeno devoto (ammetterà di non pregare neppure il tanto esposto rosario), il leader della Lega diventa di punto in bianco il campione della simbologia cattolica”.

Ciò, per Scaramuzzi, “non solo per intercettare i voti di qualche movimento cattolico conservatore in cerca d’autore; non tanto per rimarcare ancora una volta la sua distanza dalla Lega secessionista di Umberto Bossi che, negli anni ruggenti, si scagliava contro i ‘vescovoni’, parte integrante di ‘Roma ladrona’, e solo tardivamente recuperò una qualche cordialità con il Vaticano di Benedetto XVI; tanto meno per marcare la geografia politica che un giorno fu della Democrazia cristiana, ora che il Carroccio è primo partito del paese come allora fu la Balena bianca”.

Per il giornalista, infatti, “usare simboli religiosi e popolari è piuttosto un segnale di fumo destinato a un elettorato smarrito dalla globalizzazione e dalla crisi economica, una rassicurazione a buon mercato a chi mal sopporta una società secolarizzata, multiculturale e liquida, a quanti per paura di perdere i privilegi conquistati nel secondo dopoguerra cercano un nemico, che sia un immigrato musulmano, una coppia omosessuale che vuole sposarsi o una donna che rivendica la propria autonomia, a coloro che, per timore del futuro, hanno nostalgia di un piccolo mondo antico, voglia di strapaese. Con la consapevolezza che un certo disprezzo dell’intelligencija borghese nei confronti di questo devozionismo popolare non fa che cementare l’unione mistica tra il capo e il suo popolo. E un occhio agli algoritmi di Facebook, che si impennano quando un politico parla della Madonna di Fatima o di Medjugorje”.

La fotografia scattata da Scaramuzzi è molto acuta. “Tornano i populismi, – scrive il giornalista – tornano i nazionalismi e torna la Madonna di Fatima. Quando Matteo Salvini affida l’Italia, nonché il proprio successo elettorale al ‘Cuore Immacolato di Maria’, nel maggio del 2019, si rifà, sin dal linguaggio scelto, alle apparizioni portoghesi del 1917, un immaginario religioso carico di significati politici. E quando negli stessi giorni, a svariate migliaia di chilometri di distanza, il presidente Jair Bolsonaro consacra il Brasile ad una statua che raffigura la medesima Vergine di Fatima, mostra che quella del leader leghista non è una trovata estemporanea, ma scientemente si inserisce in una strategia ben coordinata dell’estrema destra globale. Che mescola i più recenti ritrovati del marketing politico alle icone novecentesche con spregiudicatezza, scaltrezza. E cialtroneria”.

Scaramuzzi annota desolato: “Per la Madonna di Fatima non c’è pace. Assurta oltre un secolo fa a patrona de facto dell’anticomunismo, nell’era dei social network e delle fake news attira populisti di destra da ogni angolo del globo. Una geografia politica e religiosa frastagliata, dominata a prima vista dalla singolarità di ogni nazionalismo, segnata però da rimandi e ricorrenze. Un mosaico le cui tessere corrispondono, si collegano, si assomigliano. Un disegno che non sembra casuale, ma fa trasparire una logica sottesa, se non un comune ispiratore. Segno dei tempi o regia occulta? Il quadro, inizialmente oscuro, si chiarisce se si iniziano ad unire i puntini, dagli Stati Uniti all’Ungheria, dalla Francia alla Russia, dal Brasile all’Italia”. Per Scaramuzzi, però, un “antidoto” a tutto questo esiste e “si chiama Francesco”. Come con la Cei.

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