Un colloquio al Quirinale in cui si è fatto il punto sullo stato delle trattative in corso tra i Paesi dell’Unione europea per l’emergenza del coronavirus. Il tutto in vista della riunione del Consiglio Ue che si terrà domani e che sarà decisivo per capire quale potrà essere la strategia dell’Europa per quanto riguarda gli aiuti agli Stati per fronteggiare la pandemia. Questo il tema del faccia a faccia tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che si sono visti nel pomeriggio al Colle. Non potendo esserci il tradizionale pranzo pre-consiglio (il cdm è slittato comunque a domani), tra i due c’è stato solo un colloquio, senza ministri, in cui è emerso l’auspicio che al vertice Ue si concretizzi quella solidarietà europea necessaria per una ripartenza economica e sociale.

Dalle poche informazioni fatte circolare circa il faccia a faccia, non è dato sapere se Mattarella e Conte abbiano parlato anche di politica interna. Il premier, infatti, è alle prese con due nodi decisivi per il futuro del suo governo: il Mes e il M5s. La prova del nove arriverà a maggio, quando a tutta la maggioranza, e non solo a chi si occupa dei dossier economici, potrebbe essere chiaro come i 36 miliardi del “Mes light” potrebbero servire, eccome. Se sarà un Mes a condizioni zero lo si saprà solo alla fine del Consiglio Ue delle prossime ore. E, in quel caso, la trincea M5S potrebbe piegarsi. Anche perché sul Mes si gioca la tenuta stessa del governo e di questa maggioranza, già segnata dalla balcanizzazione dei Cinque Stelle, dai malumori crescenti nel Pd e dall’ombra dello strappo di Iv. Con Silvio Berlusconi che sempre più chiaramente si smarca dai suoi alleati di centrodestra e conferma il sì convinto di Forza Italia al Mes. Il tema è che il governo deve fare i conti con una necessità di liquidità: il tonfo del Pil, secondo le prime stime degli esperti, potrebbe arrivare al 15% e a ciò vanno aggiunte le risorse da mettere in campo per ammortizzatori e aiuti alle imprese. I soldi dell’Ue diventano dirimenti. Non solo quelli della linea di credito Pandemic Crisi Support per le spese sanitarie, ma anche quelli del Mes vero e proprio. Non a caso, per sfuggire alla spada di Damocle del fondo salva-Stati Conte ha intavolato quella battaglia per il Recovery Fund che solo nel Consiglio europeo di giugno potrebbe arrivare ad una (felice) conclusione.

Nel frattempo, l’Italia proverà a sminare le trappole dei falchi Ue sulle condizionalità “nascoste” nella clausole del Mes light. Ma non è detto che neanche questo tipo di linea di credito venga digerito dalla totalità dei gruppi M5S. Un Movimento che torna a vivere giorni di caos. Oggi una lettera di “avvertimento” è arrivata ai 4 eurodeputati che hanno votato in dissenso sulle misure anti-Covid a Strasburgo. A guidarli è Ignazio Corrao, vicinissimo ad Alessandro Di Battista e in queste ore non certo tenero con i vertici. Allo stesso tempo sono stati espulsi il deputato Nicola Acunzo e il senatore Mario Michele Giarruso, con il risultato di un’ulteriore assottigliamento della maggioranza. Tra qualche esponente M5S, è balenata anche l’ipotesi di un voto su Rousseau sulle misure Ue, ipotesi esclusa dai vertici.

E mentre un numero crescente di parlamentari chiede a Luigi Di Maio di ritornare “in campo” aumenta, sul reggente Vito Crimi, la pressione per organizzare gli Stati Generali, vero terreno di gioco di tutte le correnti. Già, perché, anche tra i duri e puri anti-Mes si esclude l’ipotesi che, sul fondo Ue, il governo cada. La frattura, alla fine, potrebbe essere meno ampia di quella che appare in queste ore. “Se il governo cade sarà a causa del Pd“, spiega una fonte del Movimento consapevole del rischio che, in Parlamento, si formi una maggioranza pro-Mes, composta da Pd, FI, Iv e da una parte del Movimento. A quel punto Conte cadrebbe e non è questo che si augurano i Cinque Stelle. Mentre tra i Dem cresce un malumore trasversale alle correnti, soprattutto per quella che viene vista come una mancanza di chiarezza sulle misure economiche. E tra i renziani, non a caso, si scommette su una svolta a maggio, con un cambio di premier e una maggioranza con FI o con un rimpasto che segua all’ingresso dei responsabili.

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