Gli Stati Uniti non si sono opposti all’offensiva del generale della Cirenaica, Khalifa Haftar, su Tripoli. Il New York Times, citando una conversazione telefonica tra il principale oppositore in Libia del Governo di Accordo Nazionale, guidato da Fayez al-Sarraj, e l’allora consigliere per la Sicurezza Nazionale Usa, John Bolton, scrive che quest’ultimo “non disse di no” alla richiesta di Haftar di sferrare l’attacco sulla capitale libica. Tutto nei mesi in cui i Paesi europei alleati di al-Sarraj, con l’Italia in testa, chiedevano una maggior partecipazione degli Usa per arrivare a un rapido cessate il fuoco.

In un articolo dal titolo La Casa Bianca ha benedetto una guerra in Libia, ma la Russia l’ha vinta, il quotidiano americano spiega che la conversazione tra i due è avvenuta alla vigilia di un’importante conferenza di pace tra le fazioni in campo sostenuta proprio da Washington. In quell’occasione, si legge, Haftar non aveva alcuna intenzione di parlare di pace, sostenuto da Russia, Egitto ed Emirati Arabi, favorevoli all’operazione militare. Quando l’uomo forte della Cirenaica si è confrontato telefonicamente con Bolton manifestando la volontà di sferrare un attacco lampo contro le postazioni di Tripoli, “Bolton non disse no”. Il risultato fu l’attacco lanciato da Haftar il 4 aprile 2019 e poi respinto dalle forze fedeli ad al-Sarraj.

Un ex alto funzionario dell’amministrazione statunitense ha dichiarato al giornale che quando Haftar chiese l’approvazione della Casa Bianca la risposta di Bolton fu “luce gialla, né verde né rossa”. Tuttavia, tre diplomatici occidentali, al corrente della conversazione telefonica tra Haftar e alti funzionari statunitensi, hanno affermato che Bolton disse al generale che, se aveva intenzione di attaccare, doveva farlo in fretta. Secondo i diplomatici, Haftar considerò quell’affermazione un’approvazione esplicita da parte di Washington.

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