M5s, Pd e Italia Viva da una parte, Alberto Barachini e Marcello Foa dall’altra. È scontro frontale in commissione di Vigilanza Rai dopo la scelta di dare spazio ai leader dell’opposizione nei tg di sabato scorso dopo le polemiche per la conferenza stampa, trasmessa in diretta, nella quale il premier Giuseppe Conte ha attaccato Matteo Salvini e Giorgia Meloni per le “falsità” sul fondo Salva-Stati. La maggioranza è andata all’attacco di Barachini, nell’occhio del ciclone durante l’ufficio di presidenza della bicamerale per la lettera inviata ai vertici Rai sabato con la quale chiedeva riequilibrio degli spazi, con la Vigilanza convocata solo per martedì.

Barachini, scelto in quota Forza Italia, ha sostenuto di aver inviato a nome del presidente – quindi a nome proprio e non della commissione – la lettera in cui chiedeva alla Rai un riequilibrio, spiegando che ciò era perfettamente chiaro dal testo. Il presidente – che sabato si è mosso autonomamente chiedendo “un proporzionato diritto di replica” e convocando la vigilanza solo per martedì – si è assunto la responsabilità di un’iniziativa che ha definito legittima e trasparente, intrapresa richiamandosi al contratto di servizio, alla legge sulla par condicio, alla legge sulla stampa e alla carta dei doveri dei giornalista.

E nello scontro è finito anche il presidente di viale Mazzini Marcello Foa: dai banchi della maggioranza, sia pure con sfumature diverse, è stata risollevata anche la richiesta di riconteggiare le schede che hanno portato alla sua elezione e di affrontare il tema in riunioni formali della bicamerale. Una posizione che non vede d’accordo la Lega, secondo cui si tratta di “un’inutile ossessione”, e Forza Italia, che attacca il premier per la scelta di usare un contesto istituzionale per fare polemica politica.

Ma la maggioranza annuncia battaglia. Secondo il senatore del Movimento Cinque Stelle Primo Di Nicola – che sabato aveva attaccato Barachini accusandolo di aver bruciato gli “step istituzionali” – Foa rivela “una concezione dell’informazione piegata agli interessi politici e di parte anche su questo fronte non compatibile con i normali canoni della corretta informazione” visto che ritiene “‘normale’ la replica e gli spazi dati alle opposizioni”. Per tutto questo, ad avviso di Di Nicola, Foa “non è il presidente di garanzia di cui la Rai ha bisogno”. “È arrivato il momento di voltare pagina per non far cadere più in basso il servizio pubblico”, ha aggiunto.

Anche secondo la senatrice Valeria Fedeli, capogruppo Pd in commissione, “assolutamente impropria, sproporzionata e quindi inaccettabile risulta l’iniziativa assunta dal presidente della Rai Foa di offrire ai due leader della destra ben 12 minuti di spazio in voce nelle principali edizioni dei tg di sabato scorso”. “Mai come oggi la mancanza di un un presidente del servizio pubblico è sotto gli occhi di tutti”, aggiunge da Italia Viva Michele Anzaldi, che chiede il riconteggio delle schede.

In difesa di Foa si schiera la Lega che, con il capogruppo Paolo Tiramani, oltre alla richiesta di audizioni per chiarire “perché i dirigenti Rai abbiano deciso di dare tutto questo spazio al premier”, esprime solidarietà a Barachini, prendendo di mira sia Palazzo Chigi sia viale Mazzini. Contro Conte anche Giorgio Mulè, di Forza Italia. “Dopo aver assistito a un atto di vigliaccheria comunicativa senza precedenti da parte del presidente del Consiglio – afferma – ho chiesto l’audizione del capo dell’ufficio stampa di Palazzo Chigi e dell’amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini”.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: il tuo contributo è fondamentale

Il tuo sostegno ci aiuta a garantire la nostra indipendenza e ci permette di continuare a produrre un giornalismo online di qualità e aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per il nostro futuro.
Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Difendo Mentana ma sulle critiche a Conte dico: lasciamo stare Chavez

next
Articolo Successivo

Coronavirus, il ‘capitalismo della sorveglianza’ cresce: per capirlo bisogna partire da casa nostra

next