Una “patente di immunità” per tornare al lavoro. E poi il rispetto di tutte le norme di sicurezza per evitare una nuova ondata di contagi: il distanziamento in fabbrica o in ufficio, mascherine e guanti e i termoscanner all’ingresso dei luoghi di lavoro come avviene già negli aeroporti. Le condizioni su cui la giunta toscana di Enrico Rossi e gli industriali hanno trovato un accordo per la “fase due” sono queste: le imprese che vorranno riaprire a inizio maggio, disposizioni del governo permettendo, dovranno rispettarle tutte per garantire la massima sicurezza dei lavoratori. E proprio per arrivare pronti a fine aprile, la Regione giovedì ha cambiato passo sui test sierologici: dalla prossima settimana partiranno a tappeto in tutta la regione dando la precedenza a operatori sanitari e lavoratori. Per farlo, la giunta coinvolgerà anche i laboratori privati “convenzionati” che dovranno svolgere i test a tariffe calmierate.

La Toscana sta da settimane seguendo la direzione intrapresa dal Veneto: Rossi ascolta molto l’immunologo fiorentino Sergio Romagnani vicino al professor Andrea Crisanti, vero ispiratore del “modello Veneto” di fare più test possibili sulla popolazione e tracciare tutti i contatti. Se il governo e l’Oms nei giorni scorsi si erano mostrati più cauti sui test sierologici (“Scordatevi la patente di immunizzato” aveva detto il direttore generale Ranieri Guerra), il presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli ha fatto una timida apertura: “Vanno ancora messi a punto dei criteri per la campagna sui test sierologici come il dimensionamento campionario e la raccolta dei campioni – ha detto in conferenza stampa – tutto avverrà nelle prossime settimane e sarà concluso in tempi brevi”.

La “via” Toscana: “patente” per i lavoratori – Mercoledì pomeriggio il Presidente della Regione Enrico Rossi ha presieduto una videoconferenza a cui hanno partecipato anche l’assessore al Bilancio Vittorio Bugli, quello allo Sviluppo Economico Stefano Ciuoffo e poi imprese, sindacati e parti sociali. Ed è proprio durante la riunione che il governatore ha parlato esplicitamente di “patente di immunità” per “scongiurare il rischio che un lavoratore possa essere portatore di contagio”. Per ottenere il via libera, entro la fine di aprile i lavoratori dovranno sottoporsi a quel test che permette di individuare se si è entrati in contatto con il Covid-19 e, in caso di guarigione, se sono stati sviluppati gli anticorpi che rendono immune a nuovi contagi (anche se sulla durata dell’immunità non c’è per ora nessun dato). Al momento in Italia il kit viene prodotto solo a dalla DiaSorin di Saluggia (Varese) insieme al Policlinico San Matteo di Pavia e dalla Diesse Diagnostica di Siena: nelle ultime settimane la Regione Toscana ne ha acquistato un primo lotto da 140.000 kit, numero che aumenterà ancora nei prossimi giorni. Nessuno di questi test ha ricevuto la validazione dal Consiglio superiore di sanità.

Coinvolti anche i privati – L’obiettivo della giunta toscana è quello di estendere sempre di più i test dando la precedenza agli operatori sanitari e ai lavoratori. Ed è proprio per questo che Rossi ha fatto un passo indietro sulla possibilità dei laboratori privati di effettuare i test a prenotazione diretta dei cittadini. A fine marzo questi ultimi avevano acquistato privatamente molti kit svolgendone diverse centinaia sui cittadini toscani con liste di attesa molto lunghe, ma a quel punto il governatore li ha bloccati con un’ordinanza ad hoc per evitare la “speculazione” e alcuni annunci fino a 150 euro a test: “Non possiamo permettere azioni in cui i cittadini vengano turlupinati” aveva detto Rossi a inizio aprile minacciando i privati di sequestrare tutti i kit se non avessero fermato la loro attività.

Poi la giunta aveva chiesto ai laboratori di rivendere i kit alle Asl ma nessuno aveva accettato protestando contro la Regione, fino al dietrofront di giovedì quando ha organizzato una videoriunione con otto privati del settore in cui è stato trovato un accordo: i laboratori “convenzionati” potranno effettuare i test a prezzi “calmierati”, partendo proprio dalle categorie economiche essenziali che saranno le prime a ripartire a inizio maggio.

Twitter: @salvini_giacomo

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