Se avessimo un’avvocatura forte, avremmo chi in modo autorevole, dignitoso, responsabile, coraggioso in questi giorni, in queste settimane, in questo periodo Covid-19 sia in grado di porre molteplici domande tali da creare imbarazzo, sconcerto, forse anche qualche risposta a chi ci governa, svelando la nudità del Re.

Compito che è certo naturalmente demandato al giornalismo, quello con la G maiuscola, se non fosse che in Italia v’è scarsa traccia di esso, troppo avviluppato tra interessi della proprietà e genuflessione.

E’ invece certamente un imperativo categorico (quello di dover porre molteplici domande a chi ci governa hic et nunc) per un’avvocatura che da anni, con un certo tono aristocratico e spocchioso, rivendica una (quantomeno inutile) riformicchia costituzionale che riconosca formalmente e in modo esplicito il ruolo costituzionale dell’avvocato, chiamato nobilmente a difendere i diritti fondamentali, la legalità, i soprusi, le ingiustizie etc.

Lo sarebbe forse se come avvocatura avessimo un’unica voce, invece ancora dispersa tra il suo scranno istituzionale (peraltro suddiviso in più voci, tra Consiglio Nazionale Forense, Cassa Forense e Ordini forensi) ed il suo scranno politico (Organismo Congressuale Forense), messo sotto scacco da quello istituzionale.

Lo sarebbe se non avessimo tanti personalismi che adorano far sentire la propria afona voce.

Lo sarebbe se non avessimo un’avvocatura dedita in questi anni a difendere l’indifendibile (ossia l’aggiramento imbarazzante della legge che ha prescritto il limite del doppio mandato).

Lo sarebbe ma così non è.

Se avessimo un’avvocatura forte e autorevole, oggi ai governanti bisognerebbe forse porre queste domande. Come mai:

1) dopo la delibera del CdM del 31 gennaio 2020 che ha decretato lo “stato di emergenza” per Coronavirus, si è intervenuti realmente solo dopo quasi 40 gg, lasciando che il contagio si diffondesse?

2) la Protezione Civile, insieme all’Istituto Superiore di Sanità, non hanno tempestivamente dotato tutti i medici, gli ospedali e gli operatori sanitari di rigoroso Dispositivo di Protezione Individuale, in modo da proteggere le prime linee (ad oggi invece abbiamo circa 5.000 contagiati e decine di morti), ed evitando che le stesse prime linee diffondessero il contagio?

3) non esiste ad oggi una Banca Dati necessaria per comprendere, studiare e limitare il Covid-19?

4) non abbiamo mutuato con celerità le misure adottate in Cina, invece di adottarle con grande ritardo?

5) continuiamo ad ignorare che i soggetti positivi siano in realtà un numero multiplo importante (10?) che possono giocare un ruolo fondamentale nella diffusione del contagio?

6) è stata delegata con il d.l. 23 febbraio 2020, n. 6 la Presidenza del Consiglio a regolamentare questa emergenza, con una raffica di decreti (DPCM; ma anche DM e ordinanze PC) che realizzano una consistente e progressiva limitazione di diritti fondamentali, incidendo su tutti i rapporti civili, etico-sociali, economici e politici (tra i tanti: art. 14 Cost.: libertà di domicilio; libertà di circolazione e soggiorno: art. 16 Cost.; libertà di riunione: art. 17 Cost.; art. 34 Cost.: istruzione) in ragione del contrasto alla diffusività del virus, così però mettendo a dura prova la riserva di legge cosiddetta rinforzata e il sistema di Repubblica parlamentare?

7) risulta che il criterio generale della ragionevolezza (il d.l. afferma all’art. 1 che ogni misura di contenimento e gestione deve essere “adeguata e proporzionata”) è sconfessato dai punti precedenti, contraddittori rispetto alla prevenzione?

8) il legislatore (ergo PdC e Ministri) ha scritto testi raffazzonati che hanno poi preteso FAQ e circolari esplicative, così ingenerando confusione nella popolazione?

9) il legislatore ha annunciato tali provvedimenti ingenerando reazioni poco responsabili da parte della popolazione, per poi firmarli e farli pubblicare anche decine di ore dopo?

10) il legislatore non sta lavorando ad una riforma complessiva dell’ordinamento tesa a semplificare, sburocratizzare, riformare fisco e giustizia (tra cui la possibilità di gestire le udienze in modo informatico e a distanza), tale da rilanciare il Paese?

11) il legislatore non sta predisponendo un ritorno graduale alla normalità dividendo in fasce d’età la popolazione (a seconda del rischio) in modo tale da mandare un messaggio positivo al Paese?

12) il Decreto c.d. Cura Italia non prevede alcuna misura compensativa per le Partite Iva ordinistiche (commercialisti, architetti, ingegneri, medici, avvocati, notai, psicologi etc., pari a 2 milioni)?

E sono solo alcune, tra le tante.

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