L’Unione europea ha chiesto ad alcuni colossi dello streaming come Netflix e Youtube di prendere in considerazione la possibilità di limitare la qualità dei propri streaming, al fine di garantire la stabilità della rete internet. A causa della pandemia di Coronavirus, in Europa è infatti in costante crescita il numero di persone costrette a casa perché in quarantena o semplicemente per rispettare le direttive che, dopo l’Italia, un numero crescente di nazioni sta adottando. Questo significa che in questi giorni e ancor di più nelle prossime settimane, la stabilità della rete sarà messa a dura prova a causa di un numero di accessi in crescita esponenziale.

Non si tratta soltanto di lavoratori in smart working, che passano connessi la giornata lavorativa e svolgono spesso riunioni in streaming, ma anche di un numero crescente di accessi a lezioni online, corsi di formazione e, ovviamente film e serie TV nonché giochi online. Un aumento delle attività online che potrebbe mandare in tilt il Web europeo, col rischio di compromettere attività importanti, che hanno a che fare appunto col mondo lavorativo ma anche con le attività sanitarie. L’appello della UE e stato peraltro esteso anche agli operatori, invitati a fare tutto quanto in proprio potere per scongiurare un pericolo del genere.

Foto: Depositphotos
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“Molti Paesi in Europa hanno introdotto misure di distanza sociale per combattere la pandemia Coronavirus. Il risultato è che la richiesta di risorse Internet è aumentata, a causa del telelavoro, dell’e-learning o per ragioni di intrattenimento. Ciò potrebbe mettere a dura prova le reti in un momento in cui devono essere operative al miglior livello possibile. Al fine di prevenire la congestione e garantire Internet aperto, il commissario per il mercato interno Thierry Breton ha fatto appello alla responsabilità dei servizi di streaming, degli operatori e degli utenti”, si legge sul sito della Commissione.

Un appello di buon senso e condivisibile, ma che non può fare a meno di stimolare una riflessione sullo stato attuale della rete e su eventuali rischi per il principio di neutralità della rete che sancisce la parità di accesso alle risorse dell’infrastruttura da parte di qualsiasi tipo di protocollo o servizio. La UE per il momento non fa esplicito riferimento a una deroga di tale principio, ma chiedere di limitare specifici servizi – per cui gli utenti pagano regolarmente – per favorirne altri, è un provvedimento che va in quella direzione.

Certo, in un momento di crisi il sacrificio può anche essere comprensibile, ma bisogna chiedersi perché negli scorsi decenni non si è programmato alcun tipo di sviluppo infrastrutturale, lasciando invece che la rete si sviluppasse in maniera tumultuosa e irregolare, seguendo la semplice domanda di mercato anziché un qualsiasi tipo di pianificazione a lungo termine.

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