L’ha trovata in un vecchio magazzino: una lista di dodicimila nomi, vecchia di 80 anni e considerata distrutta da tempo. E invece Pedro Filipuzzi, investigatore privato argentino, si è imbattuto in quel documento che racconta un pezzo di storia dimenticato. Perché quei dodicimila nomi appartengono probabilmente a numerosi nazisti scappati dalla Germania tra la fine degli anni ’30 e i primi anni ’40. Uomini che dal Sud America sono riusciti a compiere triangolazioni impossibili da Berlino all’epoca: tramutare la moneta tedesca in dollari. In questo modo hanno aperto ricchissimi conti correnti aperti in Svizzera. Solo che quei patrimoni erano stati accumulati grazie alle confische dei beni agli ebrei tedeschi. “Riteniamo che questi conti a lungo inattivi contengano denaro saccheggiato alle vittime ebree“, denuncia il centro Simon Wiesenthal, ong statunitense nota per la sua caccia ai nazisti dopo la fine del regime di Adolf Hitler. Filupuzzi si è rivolto al centro Wiesenthal, il quale ha scritto al rivolto al Credit Suisse reclamando la restituzione dei denari trafugati. I conti milionari, infatti, furono aperti presso la banca Schweizerische Kreditanstalt, divenuta poi Credit Suisse. “Questi conti includevano compagnie tedesche come Ig Farben (il fornitore del gas Zyklon-B, usato per sterminare ebrei e altre vittime del nazismo) e enti finanziari come il Banco Alemán Transatlántico, il Banco Germánico de América del Sur “, dice Shimon Samuels, direttore del centro.

Che sul suo sito ricostruisce la vicenda. Durante gli anni ’30, il regime militare argentino filo-nazista del presidente José Félix Uriburu, e del suo successore Agustín Pedro Justo, accolse molti nazisti provenienti dalla Germania. Fino al 1938 si calcolava fossero circa 1.400 esponenti del partito Nazionalista, appoggiati da 12mila persone che appartenevano a organizzazioni di compertura come l’Unión Alemana de Gremios ( l’Unione tedesca dei sindacati). Associazioni che servivano da copertura per realizzare le triangolazioni bancarie: dalla Germania importavano denaro a Buenos Aires e poi aprivano conti in Svizzera. “Molti dei nomi elencati erano collegati a società filo-naziste nella lista nera degli Stati Uniti e del Regno Unito durante la seconda guerra mondiale”, ha spiegato Ariel Gelblung, direttore della ong in America Latina.

Negli anni ’40, però, il clima in Argentina cambia. Il presidente antinazista Roberto Ortiz crea la Commissione speciale per la ricerca delle attività antigentine, che indaga sui trasferimenti bancari nazisti dall’Argentina alla Svizzera. È in quel periodo che un blitz all’Unión Alemana de Gremios fa venire alla luce la famosa lista con dodicimila nomi. Nel 1943, però, il potere a Buenos Aires passa di nuovo di mano: presidente diventa Pedro Pablo Ramirez Menchaca, leader della milizia fascista che scioglie subito la commissione speciale. Migliaia di documenti investigativi vengono distrutti: compresa la famosa lista di nazisti in argentina. Qualcuno, però, ne ha fatto una copia. Che ottanta anni dopo è finita nelle mani di Filipuzzi.

Qui la ricostruzione sul sito del centro Wiesenthal

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