Abuso d’ufficio, truffa e falso i reati ipotizzati. Sono state chiuse le indagini su appalti e subappalti delle Sae (Soluzioni
abitative di emergenza), la casette per i terremotati, nelle Marche. Il sostituto procuratore di Ancona Irene Bilotta ha inviato l’avviso a 35 indagati tra persone (20) e aziende (15), compreso il Consorzio Arcale. Tra loro dirigenti e funzionari regionali e dell’Erap (Ente Regionale per L’Abitazione Pubblica Delle Marche) imprenditori e reti di imprese. Nei lavori sarebbero state impiegate anche ditte non in possesso della certificazione antimafia.

L’indagine è scattata nel 2017 e nel luglio del 2018 erano emersi i nomi dei primi indagati. Coinvolti i dipendenti regionali che si erano occupati della procedura d’appalto che aveva portato all’assegnazione delle ditte incaricate di realizzare i moduli abitativi. Il Nucleo di polizia economica finanziaria della Guardia di finanza aveva effettuato una serie di perquisizioni e sequestri negli uffici della Protezione civile e dell’Erap, su richiesta della Dda. I finanzieri avevano sequestrato diversi supporti informatici, a partire dai computer, e scatoloni di documentazione scritta. Sequestri e perquisizioni erano stati fatti anche nelle abitazioni di residenza degli indagati. Il materiale prelevato faceva riferimento agli ultimi due anni: al vaglio delle Fiamme gialle tutta la documentazione e il materiale informatico relativo alle procedure di appalto e subappalto relative alle Sae: circa 1.900 nelle Marche, fornite dal consorzio Arcale, in base ad un accordo quadro nazionale con la Protezione civile, la cui consegna sta per essere completata.

Tra gli indagati ci sono anche il dirigente della protezione civile delle Marche Davide Piccinini, in quanto soggetto attuatore, il presidente del Consorzio Arcale (a cui era stata affidata una quota importante delle Sae da realizzare) Giorgio Gervasi, i funzionari dell’Erap Stefano Stefoni, responsabile unico del procedimento (Rup), Lucia Taffetani, direttore dell’esecuzione (Dec). Tra le imprese coinvolte il Consorzio Arcale, il consorzio Gips, la Intech, la Item di Napoli, la Tony Costruzioni di Afragola e ditte di costruzioni, impiantistica, falegnamerie, forniture di infissi e così via.

Piccinini, sempre in prima fila nell’emergenza che ha colpito il Centro Italia nel 2016, è arrivata la solidarietà del capo della Protezione civile nazionale Angelo Borrelli: “alle strutture regionali è stato richiesto un impegno enorme, talvolta superiore ai mezzi e alle risorse umane disponibili”. In mancanza dei requisiti delle ditte ne sarebbe attestata falsamente la sussistenza per ottenere l’affidamento dei lavori per un valore complessivo di vari milioni di euro, configurando anche un ingiusto profitto. In un altro caso, relativo alle Sae di un’area di Visso, si ipotizza anche un rallentamento doloso dei lavori e l’introduzione di una variante, facendo lievitare i costi di oltre 900mila euro su un milione e 922 mila euro previsti. Gli indagati hanno ora 20 giorni di tempo per presentare memorie o per chiedere di essere sentiti dagli inquirenti e dare la loro versione dei fatti.

L’inchiesta riguarda una parte delle oltre 1.850 Sae ordinate dalla Regione Marche per le popolazioni colpite dal sisma, le cui abitazioni erano state dichiarate inagibili. L’inchiesta è partita da controlli del Gico della Guardia di finanza su eventuali infiltrazioni mafiose. Gli elementi raccolti hanno portato sulla strada di irregolarità di altro genere, tanto che del caso si è occupata la Procura della Repubblica.
Ad esempio in un rete di imprese, solo quattro risultano iscritte alla white list e la capofila non sarebbe stata in possesso di certificazione Soa e requisiti di qualificazione tecnica. Tra le ipotesi di ingiusto profitto una riguarda un’anticipazione di 9 milioni e 799 mila euro (pari al 10% dell’importo complessivo degli ordini di fornitura delle Sae.

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