Racconto di una sera di mezza estate (viste le temperature, 20 gradi al pomeriggio nella mia città del Piemonte orientale).

Come sempre, guardo Otto e mezzo, l’unico talk che per durata, ospiti e conduzione propone qualcosa di interessante. Ospite il viceministro Stefano Buffagni (Cinquestelle), in studio Gianrico Carofiglio sempre preciso e profondo e Claudio Cerasa, sempre inutile. Conduce, da par suo, Lilli Gruber, niente collegamenti, per fortuna: fanno perdere ritmo ed efficacia. Si parte dalla manifestazione che sabato i Cinquestelle hanno convocato per protestare contro i vitalizi e ci si allarga sulla situazione dei Cinquestelle, il governo ecc. L’atmosfera è un po’ quella che si respira ogni volta che c’è un “grillino”. Giusto incalzarlo, contestargli eventuali contraddizioni, criticare la sua attività politica, ci mancherebbe: fa parte dell’esecutivo. Ma con i grillini mi sembra che si vada un po’ oltre, che li si tratti da fessacchiotti a prescindere.

Poiché Buffagni fesso non è, risponde a tono, a volte un po’ svicola, come fanno i politici quando non vogliono dire in pubblico faccende interne al loro partito (pardon movimento). Cerasa non si sa bene di cosa parli, ma questo è normale, chi mi colpisce è Carofiglio, che tratta il viceministro un po’ dall’alto della propria statura culturale, che esiste realmente, sia chiaro. Però quando Buffagni ci tiene a precisare che preferisce per il suo movimento “Stati generali” invece che “congresso”, Carofiglio gli ricorda che “Stati generali” porta male. Perché? Per le vicende della Rivoluzione francese.

Ma… insomma… che la Rivoluzione francese sia solo una storia finita male, anche per Carofiglio, non riesco proprio a crederlo.

Poi si passa a cose serie, la collocazione dei Cinquestelle tra destra, sinistra ed equidistanza. Tema complesso, per cui Carofiglio propone una distinzione inappuntabile: il discrimine tra chi è di destra e chi è di sinistra è il riconoscimento dell’uguaglianza. A quel punto interviene Lilli Gruber con una domanda retorica: c’è forse qualcuno che potrebbe non riconoscere l’uguaglianza? Ma allora: con quelli che difendono le clamorose disuguaglianze insite nei vitalizi come la mettiamo?

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