A forza di baciare il rosario, a Matteo Salvini è riuscito il miracolo: la moltiplicazione dei pesci. Sono stati i pesci infatti, le Sardine, che mobilitandosi hanno decretato la sua sconfitta in Emilia Romagna; e per questo rapido e cospicuo incremento ittico, il Capitano non può che ringraziare una sola persona: se stesso.

Le uniche ad aver sentito forte e chiaro il richiamo del citofono – non solo l’ultimo ma anche i simil citofoni precedenti – sono state le Sardine, che a loro volta hanno costituito un richiamo per quegli elettori tra l’astenico e il nichilista, che solo un paio di mesi fa non avrebbero messo piede al seggio.

Le Sardine, pur non essendo candidate e non ricoprendo alcun ruolo politico, hanno svolto una funzione precisa: i conduttori di calore. Sono intervenute a scaldare la temperatura di un popolo intirizzito, veicolando quel calore che i partiti di sinistra avevano isolato in loro, senza più riuscire ad accendere nessuno: un’operazione che ha fatto compiere il percorso inverso a quei democratici intiepiditi che si erano rifugiati nell’astensione.

La conduzione di calore ha ottenuto anche un altro obiettivo, quello di portare il voto disgiunto dei Cinque Stelle a Stefano Bonaccini, grazie alla creazione di un ponte di mobilitazione civile che ha accorciato le distanze tra le sponde pentastellate e quelle democratiche: c’è da dire infatti che anche il Movimento Cinque Stelle aveva, dal canto suo, cominciato a trasformarsi in materiale isolante, proprio come la sinistra, non riuscendo più a infiammare gli animi come in origine.

Gli elettroni delle Sardine sono stati risvegliati dalle azioni scomposte di un Capitan Fracassa, convinto di aver trovato la pietra filosofale del successo politico in un situazionismo belligerante che lo ha portato a calcare eccessivamente la mano. Così all’azione salviniana sono seguite reazioni varie e molteplici che hanno finito per ribaltare la scena elettorale: la polarizzazione infatti ha contribuito a motivare la schiera dei tiepidi, già oggetto d’interesse delle Sardine, riaccendendo in loro un desiderio di partecipazione. E nel frattempo ha spiazzato e allontanato i moderati, tutt’altro che galvanizzati da questo modus operandi.

Rimanendo in metafora, il segretario della Lega, conduttore di calore per antonomasia, così abile nell’aizzare i suoi sostenitori, ha alzato tanto la temperatura da finire col bruciarne una parte; ma soprattutto, costringendo i Cinque Stelle ad attaccarsi alle sottane del Pd per scongiurare il “metodo Matteo”, ha accelerato il ritorno in auge di quella rassicurante percezione di bipolarismo alla quale il Paese non vede l’ora di tornare.

Lo scenario bipolare Lega-Pd, su cui già sono partite disamine e speculazioni, se in parte conviene ai Dem, unica realtà forte nell’orbita progressista, non conviene senz’altro alla Lega, che nella coalizione di centrodestra, invece, non è affatto sola e si vede costretta a fare i conti con alleati pronti a insidiarne la leadership alla prima occasione buona.

Ma preso dalla fregola, il Capitano sembra non accorgersi di nulla. E mentre i segni delle ustioni non sono ancora passati, già vaticina dell’amazzone Susanna Ceccardi governatrice della Toscana e di Don Casanova, patron del Papeete, alla guida della Puglia.

Agli avversari conviene approfittare di questo momento d’ebbrezza, prima che un trillo di citofono arrivi a svegliarlo dall’incantesimo.

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