Nel fragore delle imbarazzanti vicende sanremesi passano inosservate molte notizie, e tra queste il silenzio grava sulla lenta, ma pervicace, avanzata di approvazioni per la realizzazione, da parte di gruppi consiliari della destra un po’ dovunque in Italia, di spazi nei cimiteri destinati alla sepoltura dei feti abortiti, iniziative sostenute in primo luogo dal partito di Giorgia Meloni, ma ampiamente supportate da movimenti cattolici più attivi sull’argomento.

A Civitavecchia, nei primi giorni del 2020, con il supporto dell’associazione cattolica Difendere la vita con Maria Onlus (che da anni propone sul web video con cortei di persone che, a loro dire, vanno a seppellire feti), un’area del cimitero è stata riservata per la sepoltura di prodotti abortivi ‘entro il terzo mese’, in base a quanto deciso il 22 dicembre 2017 dalla Asl Roma 4 (che deliberava l’approvazione e la firma del Protocollo d’intesa con l’associazione presieduta da don Maurizio Gagliardini per ‘l’inumazione dei prodotti abortivi per i quali non è stata fatta richiesta di sepoltura da parte dei genitori, o chi per essi, nelle prime 24 ore dall’espulsione del feto’).

E’ una proposta non nuova in Italia: a Cagliari, lo scorso anno, il gruppo del sindaco Paolo Truzzu firma un documento per l’istituzione di un cimitero per feti sotto le 20 settimane. Chi ha sottoscritto la proposta chiede che i feti siano considerati ’bambini non nati’, e pensa ad un registro del Giardino degli angeli, così da chiamare in questo modo una zona del cimitero da destinare alla inumazione dei feti.

In un brano del testo della mozione cagliaritana si dichiara “l’importanza di riaffermare nella società civile il diritto-dovere del cittadino di sostenere e difendere la vita fin dal concepimento in tutte le sue esigenze e in tutto l’arco del suo sviluppo” secondo la visione che intende “bambino ogni forma intrauterina successiva all’atto del concepimento”. Un chiarissimo attacco alla legge 194.

Tra i precedenti di iniziative analoghe spiccano un cimitero simile voluto a Firenze nel 2013 dell’allora sindaco Matteo Renzi, solo per feti oltre la 28esima settimana, e quello nel 2012 a Verona: tutti casi nei quali si invoca il seppellimento dei prodotti abortivi, anche a prescindere dalla volontà della donna, come una modalità per favorire l’elaborazione del lutto.

In realtà, sostiene la Consulta delle donne di Civitavecchia, si tratta dell’ennesima colpevolizzazione delle donne che abortiscono, oltre che “un subdolo attacco al mondo femminile attraverso la criminalizzazione della legge 194”.

Quanto al lutto prenatale ci sono modi diversi per affrontarlo, senza tirare in ballo colpevolizzazioni verso le donne e attacchi strumentali alla legge 194: associazioni come CiaoLapo, per esempio, o il lavoro di analisi e supporto di Erika Zerbini del suo blog sono da anni presenti per affrontare e sostenere un lutto del quale si parla poco e che invece avrebbe necessità, senza usarlo in chiave antiabortista, di essere considerato, nominato ed elaborato in modo laico nello spazio pubblico.

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