Gli skate guizzano come saette, in un incavo di spazio delimitato da un lato dai cavi dell’alta tensione della ferrovia di Bologna, dall’altro da due blocchi di acciaio alti 10 metri eretti in memoria della Shoah. Il Ponte Matteotti è lì di fianco, a separare fisicamente e simbolicamente il cuore della città dalla sua prima periferia nord.

Siamo nel quartiere della Bolognina, dove la memoria del passato è conservata e valorizzata, che si tratti di avvenimenti locali – qui ci fu la svolta iniziata nell’89 che avrebbe portato allo scioglimento del Pci – o di eventi avvenuti altrove, come lo sterminio nazista degli ebrei e la tragedia del Dc 9 precipitato a Ustica, i cui resti sono conservati in un museo poco distante dalla stazione.

Nonostante la forte identità storica e politica, la Bolognina sta un po’ alla volta aprendo le sue strade al futuro, candidandosi a diventare il volto nuovo e cosmopolita della capitale emiliana. Non che il centro città non abbia fatto enormi progressi negli ultimi anni, anzi: l’esplosione dell’afflusso turistico è un piccolo, grande miracolo sotto gli occhi di tutti, così come gli effetti collaterali che ne sono scaturiti: grave crisi abitativa, lievitazione dei prezzi, chiusura di attività storiche rimpiazzate da bar, gelaterie e spazi per lo street food: una mangiatoia a cielo aperto, creata apposta per aprire i sensi (e i portafogli) dei turisti, già inondati dalle luci e dagli odori provenienti da quel parco divertimenti del cibo chiamato Fico.

Anche per questo, la Bolognina dovrà affrontare negli anni a venire un doppio, difficile esame: consolidare la sua anima multirazziale, popolana, inclusiva e alternativa, senza cadere vittima del sortilegio di una gentrificazione svilente e dannosa per tutti, bolognesi in primis. La prima prova del nove ci sarà già a settembre con l’apertura – in via Fioravanti, poco distante gli edifici del nuovo Comune – del primo The Student Hotel in Emilia-Romagna.

Ideato dall’imprenditore scozzese Charlie MacGregor – che ha creato un concept ibrido di accoglienza con ostelli di lusso in grado di accogliere sotto lo stesso tetto studenti, turisti e creativi – il Tsh prenderà il posto dell’ex palazzo Telecom: 26mila metri quadri su cui saranno spalmati 361 camere, piscina, palestra, spazi di co-working e un grande ristorante che dovrà, per forza di cose, adeguarsi all’alto standard gastronomico della città. Sempre riguardo gli adeguamenti: anche i prezzi saranno calmierati rispetto a quelli (tra i 700 e i mille euro al mese) praticati negli altri Tsh sparsi per il mondo, promettendo così una permanenza sostenibile e integrata con gli spazi circostanti.

A proposito di prezzi. Se in centro storico sono schizzati alle stelle, quelli in Bolognina sono ancora abbordabili; così, cacciati dalle Torri in una diaspora di cui la città non ha ancora afferrato la gravità, giovani lavoratori single, coppie e famiglie con redditi medi si sono spostati al di là della stazione. Nel giro di una manciata d’anni, in zona hanno aperto locali come Fermento, stiloso pub per pranzi, cene e aperitivi, affiancato da un nome storico della cucina bolognese, la Trattoria di via Serra. In un pugno di metri spuntano poi il ruspante Barnaut, ritrovo di attivisti, il Well Done, succursale dell’omonima, centralissima hamburgeria gourmet, e il Kinotto, ex locale gestito da cinesi (uno dei tanti in zona) trasformato da poco in un bar dalle atmosfere vintage, spin-off del contiguo Locomotiv club, uno dei nomi forti del palcoscenico musicale bolognese.

L’operazione Kinotto è uno dei primi passi che dovrebbero portare alla riqualificazione del circostante dopolavoro ferroviario, grande spazio che versa in buona parte in condizioni di degrado. Pochi passi e si arriva al ponte di via Stalingrado, trasformato nel 2018 da grigio viadotto di periferia in un tripudio di colorati murales commissionati a street artist e volontari.

Quando cala il sole e si accendono le luci nei palazzoni che torreggiano al di là della strada, sotto il ponte inizia a brulicare la vita. Uno dei nomi nuovi della scena locale è Zou – Zapap Officine Urbane, centro culturale polivalente aperto pochi mesi fa, portando birre artigianali, mercatini e un’etichetta discografica dentro i locali di un ex mercato di interscambio. Il circolo Arci Guernelli è dietro l’angolo, con i suoi aperitivi culturali e i raduni di associazioni e collettivi come l’XM24, centro sociale fatto sloggiare dalla storica sede accanto il nuovo Comune e trasferito in una ex caserma che avrà, secondo gli attivisti, “una nuova vita come luogo di autogestione, solidarietà e aggregazione”.

Parole forti, che risuonano anche all’interno di locali della notte come il Mikasa e il Freakout Club, tra i migliori della scena underground bolognese. Guai a minacciarne l’esistenza. La Bolognina ha il giusto spirito per guardare al futuro senza rinnegare la sua vera anima.

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