Ha intervistato 6000 personaggi. Una ventina di domande ciascuno farebbero una media di 120mila domande spalmate su 30 anni di carriera. La filosofia del “marzullismo” è diventato un neologismo che è entrato anche nell’enciclopedia Treccani. Gigi Marzullo per il lancio del suo ultimo libro, “Non ho capito la domanda. 365 dubbi e novelli per tutto l’anno”, si è sottoposto al gioco della verità. In monomaniacale camicia a righe orizzontali, il frontman di Rai Uno si è messo a nudo davanti a un parterre, prevalentemente femminile, convocato da Teresa Naldi e Marta Catuogno, vicepresidente nazionale di AIDDA, associazione imprenditrici e dirigenti d’aziende. Sulla terrazza spalancata sul golfo di Napoli del Renaissance Hotel Mediterraneo, in mezzo a maschere e pulcinellate creazioni del maestro presepaio Marco Ferrigno di San Gregorio Armeno, Marzullo confessa di essere timido e di non ama parlare in pubblico. Ma getta la maschera e, per una volta, si lascia lui intervistare dallo scrittore Maurizio De Giovanni con metodo socratico: “Le domande sono uno strumento d’indagine filosofica basato sul dialogo”.

Si alternano nel ruolo di maestro e discepolo. Si comincia, modera Gianni Ambrosino, direttore e volto storico di Canale 21, a lui il merito di aver intuito il potenziale del ragazzo Marzullo e lo fece assumere a Il Mattino, redazione di Benevento. “Sono cresciuto nel solco del posto fisso. Ma il mio sogno era entrare in Rai. Rinunciai al posto fisso e mi trasferii a Roma, fu come lanciarmi nel vuoto senza il paracadute. Nel 1983 il mio debutto con “Forte, Fortissimo”. La tenacia mi ha premiato. Sono stato artefice del mio destino al quale aggiungere il Fattore C. Ho avuto solo due amori nella mia vita: mia moglie, sposata nel 2018, e la Rai. Non ho mai avuto veti dalla Rai. La televisione è come una tavola imbandita con tanti commensali”. E poi un corollario di anedotti da raccontare. Tanti. Glenn Ford, l’attore, credeva che Gigi facesse lo psichiatra. Ci è andato vicino, è quello che potrebbe fare da pensionato. Perché ogni sua domanda impone una ragione di auto/analisi. Woody Allen invece gli regalò un suo paio di occhiali. Glieli spedì a casa. Marzullo li ha incorniciati con il biglietto di accompagnamento.

Ancora un paio di marzullità, ammicano la socialite Carmen Villani e il chirurgo degli occhi belli, Giusepppe De Rosa. L’amore è fisico o metafisico? La vita è da vivere o è un problema da risolvere?. Sorride. “C’è chi mi ama, chi non mi ama, chi mi snobba. Guai avere l’unanimità del consenso.” I critici non lo hanno mai elogiato ma accettato. E lui, passo dopo passo, domanda su domanda ha imposto il suo credo, è diventato la colonna portante della programmazione della Notte di Rai 1, nominato vicedirettore della Rete Ammiraglia dall’allora direttore generale Luigi Gubitosi, adesso conduce ben cinque programmi, sui libri, sul cinema, sulla musica e sul teatro ma la madre dei suoi “talks” è Sottovoce. Ha un zoccolo duro di ascoltatori, molti di loro insonni (tra cui la sottoscritta). Intervista premi nobel e veline. La sua sigla è diventata un tormentone: Un modo per conoscere e per conoscersi, quando un giorno – vista l’ora – è appena finito e un nuovo giorno è appena cominciato, un giorno in più per amare…per sognare… per vivere.

Odia la morte e vorrebbe continuare ancora per 30mila anni a fare domande. Invece tra un anno, a 67 anni (ne dimostra meno) andrà in pensione. Visto che è laureato in medicina e chirurgia potrebbe fare lo psicologo, visto che ad affondare il bisturi nella carne viva dei pazienti non ci pensa proprio. Continuerà invece ad ascoltare e a fare domande, perché interrogando gli altri si capisce meglio se stessi. Chiaro? Lunga vita a Marzullo.

Pagina Facebook di Januaria Piromallo

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