È stato presentato a Roma, all’inizio di dicembre, il 15° rapporto del centro per la ricerca applicata in Sanità (CREAsanità) che ha confermato la carenza dei medici, in particolare negli ospedali pubblici.

Occorre che i medici per primi si impegnino a salvare il nostro sistema sanitario nazionale con proposte e/o critiche costruttive. Occorre che ci mettano la faccia in prima persona contro gli “abusi” della politica in un campo delicato e centrale per il bene pubblico.

È di questi giorni la notizia di un primario di Oculistica dell’ospedale di Lucca che si è permesso di criticare la gestione della sanità toscana sulla sua pagina social, con particolare riguardo alle liste d’attesa. È stato punito con un provvedimento disciplinare; si è scusato, ha tolto il suo scritto immediatamente ed è stato comunque denunciato per diffamazione. Una sequela impressionante perché ha espresso il suo parere da addetto ai lavori.

Fortunatamente, il magistrato ha archiviato immediatamente la denuncia (che poteva avere valenza di licenziamento) con la seguente motivazione: “Come emerge prima facie dal tenore letterale del post, lo stesso appare critico nei confronti della sanità locale, di cui stigmatizza l’inefficienza, attribuendola alla dirigenza amministrativa e politica locale e regionale: in ogni caso trattasi di commento forte nei toni, ma non tale da compromettere la sfera morale del soggetto passivo denunciante, ovvero la Usl, né, per l’indiscriminata generalizzazione, i soggetti singolarmente considerati (…) in ogni caso trattasi di espressioni così generiche e superficiali, tali da potersi considerare al più un’opinione polemica, priva di effettivo contenuto lesivo e in cui neppure la forma lessicale (come nel caso dell’espressione “tutti a casa”) appare estrinsecarsi in connotati direttamente o indirettamente aggressivi”. Quindi il collega di Lucca è stato assolto dalla denuncia penale, ma è stato “condannato” da quella disciplinare e sospeso dall’incarico per 45 giorni a decorrenza 7 gennaio 2020. Lui ha scelto di rimanere al suo posto rinunciando allo stipendio come possibilità indicata nel suo contratto.

Ma non bastava convocare il collega per cercare di risolvere insieme i problemi che lui aveva denunciato? Occorreva proprio far vedere chi “comanda”? Ecco in sanità credo che non debba essere nessuno a comandare, ma le forze debbano unirsi per raggiungere uno scopo comune: il bene del paziente al più presto possibile. Credo che la politica che detta sia molto lontana dalla realtà dei reparti ospedalieri.

Compito dei medici è questo e io sono solidale con il collega oculista. “Perché esistono persone che non possono che essere fedeli a se stesse e non possono fare a meno di interpretare il proprio ruolo nel mondo fino alla fine. Qualunque cosa accada, fino alla fine”.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Anni Dieci addio: ecco cos’è rimasto dello scorso decennio tra gioie e dolori

next
Articolo Successivo

Stragi del sabato sera, nel 2019 il 5,7% dei conducenti controllati erano ubriachi o drogati

next