Uno dei più grandi successi editoriali europei degli ultimi anni è un romanzo uscito nel 1965 e rimasto nell’oblio per più di cinquant’anni. Titolo, Stoner. Autore, John Williams. Protagonista, William Stoner: un uomo con una vita normale. Monotona e bruttina o bella e consapevole, secondo la lente d’interpretazione che usa il lettore. Anti-Gatsby per eccellenza (il mito americano raccontato da Fitzgerald che riesce ad ottenere successo e a dominare la realtà), Stoner è un uomo qualunque, la cui storia ha appassionato milioni di persone. Se la trasponessimo in un reality show sarebbe, con molta meno poesia, la prima edizione del Grande Fratello. Quella con l’occhio che compariva nel logo. Mostrare la vita di gente comune attraverso un reality show era la rivoluzione e la sfida di Canale 5. Vent’anni fa. All’esordio, il 14 settembre del 2000, il programma aveva incollato allo schermo 5.452.000 telespettatori con il 24,78% di share. Novantotto giorni dopo, mentre Cristina Plevani vinceva 250 milioni di lire, i telespettatori erano diventati 16 milioni con il 60% di share. E per qualche edizione, il meccanismo ha funzionato: spiare e commentare la vita di gente normale, costretta tra le mura di una grande Casa piena di telecamere, ha appassionato gli spettatori di tutto il mondo.

“Eravamo andati in Olanda per guardare da vicino quello che stava nascendo, lo studio era piccolo e l’approccio era più giornalistico. Gli spagnoli si erano avvicinati al concetto di show e guardando la loro versione ci rendemmo conto che poteva essere una prima serata debordante. Sentivamo che era una cosa grossa ma non così, ci scoppiò una bomba tra le mani”, racconta Ilaria Dallatana, ai tempi responsabile delle produzioni di intrattenimento di Canale5. Di fatto vice di Giorgio Gori, ora sindaco di Bergamo: con lui, anni dopo, la Dallatana avrebbe fondato la società di produzione Magnolia per poi arrivare nel 2016 alla direzione di Rai2. “Con Giorgio, Fabrizio Rondolino e Marco Bassetti andammo in Gallura per convincere Daria (Bignardi, ndr) ad accettare la conduzione”, aggiunge. La giornalista conduceva su Italia1 Tempi Moderni: la sigla era di Iggy Pop e già nel ’98 ospitava nove coppie gay. Accettò di guidare uno show molto diverso. Con lei, Marco Liorni: “’C’è un programma ‘scandalo’ del quale ti vorrei parlare’, mi dissero. Ma nell’ambiente non si parlava d’altro – spiega Liorni – C’era bisogno di credibilità, del giusto distacco, ma anche di un approccio empatico. Ho finto di pensarci ma avevo sperato che me lo proponessero”, aggiunge il conduttore, oggi volto di punta di Rai1 e inviato dalla prima alla settima edizione del GF. “Avevamo la sensazione che avremmo partecipato a un qualcosa che andava contro ogni normale canone televisivo per durata, protagonisti, oggetto dell’intrattenimento”.

E i concorrenti? Salvo Veneziano, un pizzaiolo siciliano, aveva visto in tv il numero per partecipare e aveva lasciato due messaggi in segreteria. “Il mio unico obiettivo era quello di vincere il montepremi per potermi comprare una casa. Non mi aspettavo altro, non immaginavo il successo. Ho realizzato veramente quando Maurizio Costanzo mi volle a Buona Domenica e per una sola serata in discoteca prendevo 14 milioni di lire”, racconta proprio Veneziano, uno dei “concorrenti Stoner” della prima edizione. Un successo clamoroso destinato a sgretolarsi. “La notorietà si è ridotta in maniera graduale, sembrerà strano ma non ne ho sofferto. Dopo vent’anni mi fermano ancora per strada, ogni tanto sono ospite da Barbara D’Urso ma non faccio più serate anche se me lo chiedono. Oggi ho 44 anni e sono super nonno, non faccio più il pizzaiolo ma gestisco le mie pizzerie in Brianza, dove vivo”, conclude Veneziano, che tutto si aspettava fuorché il successo trovato una volta uscito dalla Casa.

”L’arrivo del Grande Fratello è forse stato il vero millennium bug della televisione: davvero si poteva pensare che i concorrenti non conoscessero le dinamiche. Il consumo televisivo è anche ciclo, i fenomeni ci mettono poco tempo ad annoiare e a diventare parodia. Già l’anno successivo c’era un filtro”: a parlare è Sebastiano Pucciarelli, autore di TvTalk. Gli fa eco Marco Liorni: “I concorrenti della prima edizione erano inconsapevoli, erano all’oscuro del clamore che c’era all’esterno, qualcosa di irripetibile. I meno fortunati furono i partecipanti della seconda edizione: paralizzati da quello che avevano già visto e dal mondo cambiato dall’11 settembre, pochi giorni prima dell’inizio del programma. Il Grande Fratello sembrava svaporato, la terza edizione rischiò anche di essere spostata su Italia1: invece il programma si adattò e si rilanciò, diventando sempre più show e sempre meno reality”. Eccolo, lo snodo: il passaggio da “personaggi Stoner” a “wanna be Gatsby”.

L’edizione integrale di questo articolo è pubblicata sul numero di FQMillennium in edicola fino al 31 gennaio 2020.

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