No, non sono solo le incombenze alimentari che ci aspettano durante i giorni delle feste. Il vero problema dei pranzi e dei cenoni sono i parenti e il nostro senso di inadeguatezza al cospetto della tribù familiare. Sì, perché nessuno è diventato da adulto quel che gli altri auspicavano. Ognuno ha deluso – per fortuna – le aspettative che gli altri riponevano in lui prima “dell’adultità”.

È proprio nel teatro della festa dove tutti tornano a giocare il proprio ruolo di schermo per le altrui vite, schermi sui quali diventa facile scagliare, ed essere colpiti, da quelle piccole bombe emotive che poi ci fanno stare male. L’innesco per l’esplosione può arrivare da ogni dove: dalla politica, dal calcio, o da quella certa quantità di ingrediente nella ricetta della tradizione che, però, non è mai come “quella che faceva mia madre”.

Sono le minime asperità nella conversazione che scatenano violente sfide verbali il cui scopo è di elevare il proprio ego sopra quello altrui, possibilmente umiliandolo. Per poter affermare se stessi in pubblico con “vedi che ho ragione io!” ovvero “vedi che ti sbagli? Come al solito, come sempre!”.

Davvero questa è l’unica possibilità? C’è un modo per disinnescare i conflitti armati di cotechino e capitone alle prossime adunate familiari? Sun Tzu, il più grande esperto della storia di guerre e conflitti, 2500 anni fa sosteneva che la miglior guerra è quella che si vince senza combatterla.

Applicare ‘L’arte della guerra’ ai parenti?

Sì, è possibile. Se solo riusciamo a concepire che ogni provocazione lanciata a tavola non è altro che un bisogno di essere riconosciuto. Provocazioni che sono quasi sempre un grido di “solitudine” lanciato alla propria tribù di origine.

Se queste sono alcune delle ragioni significa forse che bisogna porgere l’altra guancia? Assolutamente no. Però c’è un modo, meno distruttivo del conflitto emotivo nucleare, per disattivare queste esplosioni ed evitare le scorie che lasciano sul terreno. Non è semplice perché richiede di riuscire a comprendere la richiesta di questi ego trasbordanti per rispondere al loro vero bisogno: quello di essere ascoltati.

Mettersi in posizione di ascolto, nel momento critico del conflitto, è una grande arma dialettica, perché invece di alimentare la fiamma rispondendo per le rime, la fiamma l’abbassa, spesso fino a spegnerla.

È difficile, molto difficile, per chi provoca, continuare a farlo mentre l’altro resta in silenzio, magari facendo attenzione al proprio respiro mentre è nel processo dell’ascolto, senza giudicare quel che sta avvenendo. Questo è quel che suggeriscono alcune pratiche di mindfulness, che certamente è anche una moda, ma supportata da elementi scientifici che ne riconoscono la validità, per esempio, nella gestione dei comportamenti aggressivi.

Per qualcuno può sembrare un approccio poco virile. Forse perché non ha il coraggio di provare a metterlo in pratica, o forse perché siamo in un mondo di urlatori in cui, complici i media, sembra che i vincitori siano quelli che urlano più forte. La prima volta che venite sfidati verbalmente provate ad ascoltare in silenzio senza giudizio l’altro che vi sta insultando coltivando solo la curiosità di scoprire come va a finire.

È davvero difficile per un provocatore continuare a insultare l’altro se apparentemente non reagisce. Il segreto più nascosto delle arti marziali è lo stesso di Sun Tzu: di evitare l’energia distruttiva dell’attaccante, ma anche di rivolgergliela contro. Questa è la potenza dell’ascolto: disarma l’avversario a sua insaputa.

Ascoltare, ma ascoltare davvero, in silenzio, non giudicando quel che sta avvenendo nel momento della crisi, è un’arma segreta. L’altro non può nulla contro qualcuno che non alimenta il conflitto, ma è attivo in quell’arte così rara oggi: quella dell’ascolto. È quasi impossibile per l’altro continuare a infierire. Provare per credere.

Non è buonismo, semmai un utilizzo tattico dei meccanismi dell’empatia per sopravvivere nei momenti – troppi – conflittuali e critici della nostra vita. A partire dalle tavolate imbandite che ci attendono.

Buone feste e non esagerate con il panettone!

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