Diciotto miliardi di euro, pari a oltre l’1% del pil nazionale. A tanto corrisponde la somma del valore dei sequestri di beni mobili e immobili (quasi 11 miliardi di euro) e delle confische eseguiti dal 2018 ad oggi dalla guardia di finanza nei confronti della criminalità economico-finanziaria. A risaltare, soprattutto, è il dato delle confische: 7 miliardi di euro sono stati acquisiti definitivamente dallo Stato. Risultati, questi, che sono il prodotto di oltre 10mila accertamenti (5,5 in media al giorno) e di investigazioni patrimoniali nei confronti di 55mila soggetti, tanti quanti gli abitanti, ad esempio, di cittadine italiane come Avellino, Sanremo o Anzio.

Del resto, afferma il Comando generale della guardia di finanza, “l’aggressione patrimoniale – quella cioè che consente di privare l’organizzazione delle energie necessarie al suo sostentamento, di alimentarsi, quindi, e di sopravvivere – costituisce da sempre il tratto distintivo dell’azione del Corpo che, negli anni, ha saputo potenziare e affinare la propria capacità di intercettare gli interessi imprenditoriali, economici e finanziari della criminalità, non solo organizzata, ma anche nella sua più evoluta veste economico-finanziaria”.

“Un approccio investigativo – sottolinea il Comando generale della guardia di finanza – quello adottato dai finanzieri, che, figlio di una cultura ispettiva cominciatasi a formare nel 1921, con l’istituzione della Polizia Tributaria investigativa, è ancora oggi messo a frutto, quotidianamente, nell’ambito dei procedimenti di prevenzione avviati nei confronti di soggetti pericolosi ‘qualificati’ (indiziati cioè di gravissimi reati) e dei “socialmente pericolosi” o nel corso delle indagini antiriciclaggio, orientate sempre più a individuare casi di investimento o reimpiego nei beni ‘rifugio’ (diamanti, metalli preziosi, quadri e reperti archeologici)”. “Ma anche nelle attività ispettive, circa 1 milione all’anno, condotte sul territorio nazionale, in tutti i comparti istituzionali, utilissime per captare, con tempismo, i segnali di infiltrazione criminale nell’economia“, conclude.

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