Si tratta di “una tradizione africana”, di “un rito tribale” o “satanico”. E cosa importa se quelle urla di una madre di 22 anni sono la conseguenza della morte di una neonata di appena cinque mesi, “tanto ne sfornano uno all’anno”. La storia, riportata in un editoriale di SondrioToday, ha scatenato lo sdegno di una consigliera comunale della città, Francesca Gugiatti, che al Corriere.it ha denunciato l’accaduto, visto che si trovava in ospedale perché “non stavo bene, mia mamma mi ha accompagnato in ospedale”.

È successo sabato 14 dicembre, intorno alle 10.30: nell’astanteria dell’ospedale i medici hanno dato alla giovane madre la notizia che la sua bambina di 5 mesi era morta. Non sono ancora chiare le cause del decesso, ma si ipotizza che si tratti di una “morte bianca”, di quelle che colpiscono i lattanti e raramente trovano una spiegazione clinica. La reazione della madre è quella che ogni genitore potrebbe avere, grida e disperazione. Ma quelle urla, evidentemente, hanno disturbato le circa 15 persone, la maggior parte sopra i 50 anni, che si trovavano nella sala, in attesa di essere assistiti da un medico.

Tutti avevano visto quella madre entrare in ospedale, verso le 11, con la bambina avvolta in una copertina, ma non era ancora chiaro cosa stesse succedendo. L’immagine, però, era sufficiente per scatenare i primi commenti dei presenti: si è parlato di “riti tribali”, “satanismo”, di “tradizioni loro”, di quelle “scimmie”. C’è chi ipotizza che la ragazza sia “pazza”. “Mia madre interviene sottovoce — ha raccontato la ragazza testimone — cercando di far capire che non sappiamo niente di quanto possa essere successo a questa donna”.

Solo alle 12 inizia a circolare la voce che una bambina di 5 mesi è morta. Ed è a quel punto che un uomo sulla sessantina, continua Gugiatti nel suo racconto, dice: “Tanto ne sfornano uno all’anno”. Parole che provocano anche la reazione della madre: “Ma cosa dici! Stai parlando di una bambina morta”. Quando la notizia circola su internet, la consigliera lo comunica alla sala e cala il silenzio. Denuncerà quanto accaduto con un post su Facebook e, successivamente, all’incontro delle Sardine che quella sera si sono ritrovate in piazza Campello.

Giorgia Meloni, con un post su Twitter, si dice schifata per ciò che è accaduto all’interno delle sale dell’ospedale di Sondrio: “Una donna nigeriana derisa in ospedale perché urlava per la morte della figlia di soli cinque mesi. Da madre non posso che provare profondo disprezzo per chi è così infame da insultare una donna straziata dal dolore più atroce che un essere umano possa provare. Non ho parole, che schifo“, ha scritto.

Il gruppo del Movimento 5 Stelle in Regione Lombardia, invece, lancia un appello alla famiglia chiedendo di mettersi in contatto con loro per poter contribuire alle spese per il funerale della bambina: “La società civile si sta trasformando in qualcosa di mostruoso. Esseri non umani che hanno oltraggiato con viscide parole e incomprensibili rancori culturali la morte di una bambina di soli cinque mesi. Solo le grida di dolore di una madre che perde la propria creatura non possono essere umane, non i commenti razzisti e schifosi! Ci stiamo trasformando in bestie, siamo incapaci anche di provare pena, non sappiamo donare più nulla dai nostri cuori”. Poi l’appello per bocca della consigliera Raffaella Erba: “È un momento di grande tristezza. Questo clima inumano e razzista va stigmatizzato con tutte le forze. Vorremmo metterci a disposizione della famiglia e chiedere di contattarci per offrire un contributo per le spese funerarie a testimonianza che il nostro è e sarà un Paese civile e solidale. Inoltre chiediamo che Regione Lombardia decida finalmente di investire in politiche di inclusione, formazione a partire dalle scuole e campagne di sensibilizzazione che abbiano effetti concreti”.

La viceministra dell’istruzione, Anna Ascani (Pd), affida a Facebook i propri pensieri sulla vicenda: “Parole di un cinismo spaventoso. Che fanno raggelare il sangue. Che feriscono nel profondo, non solo quella donna a cui il destino ha appena strappato la figlia, ma tutte le persone perbene. Ma come si fa a essere così cattivi? Come si fa a infierire davanti al dolore più grande? Quelle parole intrise di odio razziale, di cinismo, di totale mancanza di empatia, ci descrivono un’umanità smarrita. Mi chiedo: se quelle urla disperate fossero state di una donna italiana, la reazione sarebbe stata la stessa? Non ci si vergogna più di essere razzisti. Anzi, lo si vuole esternare. Lo si vuole far sapere. Ci si vanta. Questo fa paura. Questo è il male del nostro tempo che dobbiamo combattere con tutta la nostra forza e determinazione. Non ci voltiamo dall’altra parte. Ribelliamoci a tanto cinismo. Restiamo umani!”.

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