Dopo mesi di impasse, con le milizie della Cirenaica alle porte di Tripoli e gli attori internazionali che si sono mossi per spostare gli equilibri in favore dei propri protégé, il generale Khalifa Haftar ha annunciato l’avvio di quella che ha definito la “battaglia decisiva” per strappare Tripoli al governo di accordo nazionale di Fayez al-Sarraj. Lo riferisce l’agenzia egiziana Mena, secondo la quale il comandante del cosiddetto Esercito nazionale libico (Lna) ha esortato i suoi uomini a liberare la capitale da “terroristi e traditori”, portando a termine un’offensiva lanciata fin dal 4 aprile scorso ma che era stata fermata dalla resistenza delle forze fedeli al governo Sarraj, appoggiato dalle Nazioni Unite.

Una scelta, quella dell’uomo forte della Cirenaica, che arriva poche settimane dopo le rivelazioni dell’impegno al suo fianco, nell’operazione “Vulcano di Rabbia”, dei mercenari del Wagner Group, società di soldati privati russi molto vicina al Cremlino, e a pochi giorni dal Memorandum d’intesa tra Turchia e Libia accompagnato dalle dichiarazioni del presidente Recep Tayyip Erdoğan che non ha escluso la possibilità di mandare truppe in soccorso di al-Sarraj.

Negli ultimi anni, Haftar ha spesso agito militarmente solo dopo aver ricevuto l’ok delle potenze regionali che lo sostengono: Arabia Saudita, Emirati Arabi e soprattutto Russia ed Egitto. Anche questa scelta, quindi, potrebbe essere arrivata dopo l’ok di uno di questi partner, proprio in conseguenza alle parole di Erdoğan che, negli ultimi mesi, sta vivendo un rapporto di amore e odio con la Russia: con Mosca si è accordato per l’acquisto del sistema missilistico S-400 e sulla soluzione della questione curda nel nord-est della Siria, schierandosi sul fronte opposto, invece, proprio sulla questione libica.

Domani, intanto, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, terrà un trilaterale con Angela Merkel ed Emmanuel Macron a margine del Consiglio europeo in cui si parlerà proprio della situazione in Libia, dove l’Italia e l’Europa hanno perso rilevanza rispetto al passato proprio in favore di Russia e, soprattutto, Turchia, nuovo partner privilegiato di Tripoli. “Se entrano gli attori internazionali e la guerra si fa per procura, non si controlla più – ha appunto ammonito il capo del governo – È quello che sta succedendo, non c’è più limite alle risorse che arrivano e ai finanziamenti. Si moltiplicano i rischi. È ovvio che se entrano in gioco fattori stranieri, allora non ci sono limiti finanziari alla guerra“.

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