La riforma della prescrizione entrerà in vigore come previsto l’1 gennaio del 2020. Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, lo ripete da settimane, forse mesi e lo ha confermato oggi interpellato a Montecitorio poco prima di comparire nell’aula della Camera per rispondere al question time. “Dal primo gennaio in termini concreti non succede nulla gli effetti concreti non si avranno prima del 2024”, ha detto il Guardasigilli, rispondendo a Enrico Costa di Forza Italia, grande nemico dello stop della prescrizione dopo il primo grado di giudizio, che ha provato a cancellare la norma presentando una proposta di legge.

“Dal primo gennaio non ci sarà alcuna apocalisse, gli effetti processuali della riforma della prescrizione non ci saranno prima di tre anni, e nel frattempo stanno andando a regime il rafforzamento della pianta organica dei magistrati con 600 nuovi ingressi in ruolo e l’arrivo di 8mila nuovi collaboratori giudiziari, con investimenti che non erano stati fatti in precedenza nel settore giustizia e che stiamo portando avanti. Oggi è stato firmato il provvedimento di scorrimento per 489 posti della graduatoria del concorso di assistente giudiziario“, ha risposto Bonafede. Il ministro ha ricordato di aver presentato la bozza di riforma del processo penale già nel febbraio scorso quando c’era il governo M5s con la Lega, e che adesso sono stati trovati dei punti di convergenza con la nuova maggioranza”. A partire dal 17, 18 e 19 dicembre prossimo, gli assistenti giudiziari che hanno superato il relativo concorso.

“Prendiamo atto dalle parole del ministro Bonafede che la sua maggioranza, né quella di prima né quella di adesso, lo ascolta: gli consigliamo, dunque, di dimettersi. Sul tema della prescrizione la sua responsabilità è gravissima, sconquasserà il sistema penale e farà tali danni che i suoi successori faticheranno a contenere o a correggere. Con il processo infinito, nessuno potrà avere giustizia né difendersi e il marchio sulle persone resterà quello dell’avviso di garanzia. Per quanto riguarda, poi, il tema delle intercettazioni, Forza Italia presenterà una proposta di legge chiara e lineare, in cui si punisca chi passa ai giornalisti le veline delle intercettazioni rilevanti, soprattutto quando riguardano i non indagati. Lo Stato spende ogni anno 220 milioni di euro per le intercettazioni, per scoprire gli autori di reati non per riempire di pettegolezzi i giornali” ha insistito Costa.

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