Via libera della Camera al decreto fiscale con 248 voti a favore e 87 contrari. Il testo passa ora all’esame del Senato per essere convertirlo in legge entro il 25 dicembre. Tante le modifiche arrivate durante l’iter a Montecitorio. Anche sul cuore del testo, le nuove norme anti evasione: sono state eliminate le multe per i commercianti che non si dotano del Pos e quindi non rispettano l’obbligo di accettare pagamenti elettronici. E slitta anche, dal primo gennaio al primo luglio, la lotteria degli scontrini. Quanto alle nuove soglie di punibilità per l’evasione fiscale, è stata ammorbidita la stretta su dichiarazione infedele e omessa ed è saltato l’abbassamento delle soglie di rilevanza penale in caso di omesse ritenute e omesso versamento Iva. L’altra grande modifica è che anche per le condotte fraudolente i reati non saranno punibili in caso di ravvedimento con integrale pagamento del debito tributario. In compenso si irrigidisce la disciplina per le imprese allargando di molto la responsabilità amministrativa per i reati fiscali dei dipendenti.

Quanto ad alcune delle novità di cui più si è parlato negli ultimi giorni, l’attribuzione della classe di merito più favorevole per la Rc auto tra quelle dei veicoli posseduti in famiglia potrà essere richiesta solo al momento del rinnovo della polizza. E salta l’incentivo per acquistare l’airbag per le moto, così come l’ampliamento della platea dei contribuenti che potrà utilizzare il 730 al posto dell’ex Unico. In compenso è confermato lo slittamento dal 23 luglio al 30 settembre del termine per la presentazione del modello. Non ci sarà, infine, il rinvio – proposto dal Pd – dell’applicazione dello ‘Spazzacorrotti‘ alle fondazioni politiche.

Le nuove soglie e pene per i reati fiscali – Il decreto fiscale modifica il decreto legislativo 74/2000 sui reati tributari aumentando le pene per quasi tutte le fattispecie e riducendo le soglie di punibilità che erano state alzate dal governo Renzi. Nel passaggio alla Camera il trattamento è stato però ammorbidito, rispetto alla prima versione, per le persone fisiche. Per l’omessa dichiarazione e la dichiarazione infedele la pena massima viene ridotta con la conseguenza di impedire in entrambi i casi l’applicazione della custodia cautelare e delle intercettazioni. E non c’è più il previsto abbassamento delle soglie di rilevanza penale in caso di omesse ritenute e omesso versamento Iva che restano quindi a 150mila e 250mila euro, con pene da 6 mesi a 2 anni. Nella prima versione venivano portate rispettivamente a 100mila e 150mila euro.

Chi abbia omesso di presentare la dichiarazione e contestualmente non abbia versato imposte oltre i 100mila euro rischierà da 2 a 5 anni, mentre oggi la pena va da un minino di 1 anno e mezzo a 4 anni. Per la dichiarazione infedele la soglia di punibilità si abbassa a 100mila euro di imposta evasa rispetto ai 150mila euro fissati nel 2015 dal governo Renzi (in precedenza era 50mila). In più torna a 2 milioni di euro, contro i 3 milioni attuali, l’ammontare delle attività sottratte o passività fittizie imputate necessario per rischiare il carcere. Oltre alle soglie ribassate, i contribuenti disonesti che prima rischiavano da 1 a 3 anni di reclusione ora ne rischieranno da 2 a 4,6 (erano 5 nella prima stesura).

Per la dichiarazione fraudolenta attraverso fatture o altri documenti per operazioni inesistenti la pena in caso di elementi passivi senza fondamento superiori a 100mila euro sale dagli attuali 1 anno e sei mesi di minimo e 4 di massimo a un minimo di 4 anni e un massimo di 8. Il ravvedimento con pagamento del debito tributario più interessi e sanzioni diventa però possibile anche per la dichiarazione fraudolenta, oggi esclusa vista la particolare gravità, a patto che avvenga prima delle azioni di accertamento. Con la conseguenza che per i colpevoli si apriranno effettivamente le porte della prigione. Oggi per questa fattispecie non ci sono soglie di rilevanza. Sotto i 100mila euro la pena rimarrebbe invariata.

La confisca per sproporzione, infine, scatterà solo nei casi di condanna – non in via cautelare – e quando sia stata accertata un’evasione superiore a 100mila euro. Per i reati che non prevedono soglie si potrà applicare esclusivamente per l’emissione di fatture per operazioni inesistenti o quando vengano indicati elementi attivi inferiori a quelli effettivi o elementi passivi fittizi per importi superiori a 200mila euro.

Per quanto riguarda le aziende viene ampliato il catalogo dei reati tributari che danno luogo a responsabilità amministrativa dell’ente. Se dipendenti o dirigenti si rendono responsabili di dichiarazione fraudolenta o altri reati come emissione di fatture false e sottrazione al pagamento di imposte, la società potrà essere chiamata in causa in base al decreto 231 e sarà passibile del sequestro di quote. La sanzione potrà arrivare a 775.000 euro e salire fino a 1 milione nei casi più gravi. In più potrà scattare il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione o l’esclusione da finanziamenti pubblici.

Le altre novità: da taglio tampon tax a moratoria su multe seggiolini – Scende dal 22 al 5% l’Iva solo per tamponi e assorbenti compostabili e biodegradabili oltre che su quelli lavabili. Arriva poi l’ok alla moratoria fino al 6 marzo 2020 per chi non ha installato i seggiolini anti-abbandono in auto. Inoltre, lo stanziamento previsto nel 2020 per le agevolazioni sotto forma di credito di imposta sale da 1 a 5 milioni. Un emendamento dei relatori prevede la possibilità di scegliere tra cinque tipologie di intervento a cui destinare il proprio 8 per mille. Si potrà finalizzarlo alla ristrutturazione, miglioramento, messa in sicurezza, adeguamento antisismico ed efficientamento energetico delle scuole. Salta dal testo del decreto fiscale la norma sul prestito ponte per Alitalia, su cui il governo ha varato un decreto ad hoc svincolando l’erogazione del prestito dalla vendita dell’ex compagnia di bandiera.

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