Guarda, c’ è anche la Fondazione“. Con questa frase Francesco Bonifazi consigliò a Luca Parnasi di finanziare la fondazione Eyu invece che direttamente il Partito democratico. Lo ha spiegato l’ex tesoriere dem in un’interrogatorio del 18 luglio scorso, davanti al pm di Roma Barbara Zuin, riportato dal quotidiano La Verità. Bonifazi è indagato nell’ inchiesta sullo stadio della Roma per emissione di fatture false e finanziamento illecito ai partiti. Nelle scorse settimane l’ufficio inquirente capitolino ha chiuso e le indagini sia su Bonifazi, nel frattempo passato con Matteo Renzi a Italia Viva, che su Giulio Centemero, tesoriere della Lega indagato solo per finanziamento illecito.

“Guarda c’è anche la fondazione” – Bonifazi ha raccontato ai pm l’incontro con Parnasi alla fine del 2017, pochi mesi prima della campagna elettorale del 2018. “Ricordo distintamente il contenuto di questa chiacchierata, che fu anche piacevole, sinceramente. Venne fuori addirittura la cifra che lui poteva sostenere, che era intorno a 250.000 euro. A quel punto io feci una precisazione, che è una precisazione in realtà obbligatoria per un tesoriere, perché è di legge, e cioè che un soggetto non può finanziare un partito per più di 100.000 euro, questa è la legge del 2013, che tra l’altro facemmo”. Proprio quando spuntò la cifra che Parnasi voleva donare, Bonifazi dice di aver pensato a Eyu: “Guarda, c’è anche la Fondazione”. A cosa serviva Eyu? Nel corso dello stesso interrogatorio lo ha spiegato Bonifazi, sostenendo che Eyu era autonoma dal partito ed era nata per la tutela del quotidiano Europa e L’ Unità. Ma esisteva comunque una certa vicinanza tra le due realtà: “La fondazione Eyu non riceve alcuna sovvenzione o finanziamento dal partito. L’unico spostamento di denaro tra Pd e Eyu può essere avvenuto in occasione della festa dell’ Unità per il pagamento dell’ affitto di alcuni stand da parte di Eyu”.

“Nazareno ha corridoio lunghissimo” – Sulle presunte fatture false, legate a una ricerca venduta a 39mila alla Cassa del notariato e poi a 150mila a un’immobiliare vicina a Parnasi, Bonifazi ha detto di aver solo messo in contatto Parnasi e Domenico Petrolo, il responsabile relazioni esterne di Eyu. L’ex tesoriere, però, sostiene di non essere mai stato a conoscenza di alcun accordo tra i due: “Di ciò che è accaduto dopo quella stretta di mano non so niente. Il Nazareno è davvero un corridoio lunghissimo. Per arrivare incontri prima Petrolo che me, io ero nella parte finale del corridoio, diciamo la parte nobile del Nazareno”.

Lega e Renzi, stessi finanziatori: i Toto – Anche le contestazioni a Centemero non sono legate a un finanziamento – da 250mila euro – diretto alla partito, cioè alla Lega. Il tesoriere del Carroccio è finito sotto indagine per l’associazione Più Voci, di cui è presidente. A differenza di Bonifazi, il tesoriere del Carroccio non è mai stato sentito dai magistrati di Roma.Tramite il suo legale ha sempre smentito che i soldi di Parnasi sarebbero stati utilizzati per finanziare la campagna elettorale della Lega. Tra i finanziatori di Più Voci compare anche anche Daniele Toto, ex deputato del Pdl e di Futuro e Libertà e nipote dell’imprenditore abruzzese Carlo: ha versato 10mila euro. La Toto Holding, capogruppo delle varie aziende che fanno capo a Carlo, è titolare della concessione statale per le autostrade che collegano Roma all’Adriatico. Recentemente i legami tra la la Toto Holding e l’ex cassaforte di Matteo Renzi sono finiti al centro di un’inchiesta della procura di Firenze, che ha iscritto nel registro degli indagati Alberto Bianchi, ex presidente di Open, che ha finanziato le prime edizioni della Leopolda. La Toto Holding controlla la Renexia, società di cui Daniele Toto è stato a lungo amministratore delegato. Da quella società sono arrivati a Open 25mila euro.“Confermo abbiamo finanziato la fondazione, peraltro in modalità pubbliche, nella assoluta regolarità”, ha detto Toto al Fatto.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Ilva, i commissari straordinari denunciano ArcelorMittal ai pm di Taranto: “Fatti lesivi dell’economia nazionale”

prev
Articolo Successivo

Caserta, il giornalista De Michele: “Ricevuto tutela, sono più tranquillo”. Le indagini: acquisite immagini della videosorveglianza

next