La procura nazionale Antimafia ha tre nuovi sostituti: sono Domenico Gozzo, sostituto procuratore generale a Palermo, Giuseppe Gatti, pm a Bari, e Roberto Maria Sparagna, pm a Torino. Li ha nominati il Consiglio superiore della magistratura, che però si è diviso di nuovo come già era successo per il nuovo procuratore generale della Cassazione. E a sorpresa è spuntato il nome di Gozzo, già pm a Palermo, dove tra le altre cose ha rappresentato la pubblica accusa al processo a Marcello Dell’Utri, e poi aggiunto a Caltanissetta, dove fece riaprire i processi sulle stragi di Capaci e via d’Amelio.

Da aggiunto a Caltanissetta Gozzo è stato tra gli inquirenti che scoprì il depistaggio delle prime indagini sulla strage Borsellino e legato alle dichiarazioni del falso pentito Vincenzo Scarantino. Il suo nome non era nella rosa iniziale proposta dalla Commissione per gli incarichi Direttivi, che comprendeva Sparagna , chea Torino ha indagato sugli anarchici, Gatti e di Catello Maresca, il magistrato napoletano che ha catturato ol boss di camorra Michele Zagaria. Alla fine la rosa ha perso un petalo: passano Sparagna e Gatti, ma non Maresca. Al suo posto ecco il nome Gozzo su richiesta dei consiglieri siciliani di Autonomia e Indipendenza, Nino Di Matteo e Sebastiano Ardita che ha da poco lasciato la procura di via Giulia) e del togato di Area Giuseppe Cascini. Durante il dibattito non sono mancati toni accesi.

Il confronto più vivace, sul modo di intendere l’Antimafia, avviene tra il relatore della maggioranza Michele Ciambellini (togato di Unicost) e Di Matteo. Il magistrato siciliano, con Ardita e Cascini, fa notare come la circolare del Csm sulle nomine alla procura nazionale di via Giulia attribuendo i punteggi più alti ai candidati che hanno esperienza sia di terrorismo sia di mafia, finisce per penalizzare magistrati che “più a lungo e nei territori più esposti si sono occupati di criminalità organizzata di tipo mafioso”. Proprio come Gozzo, che con le sue indagini sulle stragi e sulle collusioni di Cosa nostra con ambienti esterni ha “incrociato 30 anni di storia criminale della mafia”. “La Direzione nazionale antimafia non è un premio alla carriera (e Gozzo sono 10 anni che non fa più indagini) né un luogo in cui si possono mandare solo colleghi siciliani“, replica Ciambellini, secondo cui invece l’ufficio ha bisogno di “colleghi che hanno ancora energie fresche e che sono preparati anche sull’antiterrorismo”. Parole che provocano l’ indignazione di Di Matteo. “Esigo rispetto per i magistrati che lavorano in Sicilia, anche per la dignità e per l’onore di quelli che sono caduti per mano della mafia. Se poi si vogliono dimenticare le stragi, bisogna avere il coraggio di dirlo e io non le dimenticherò mai”.

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