Un business che poteva fruttare anche 200mila euro a settimana, come spiegato da uno degli indagati in un’intercettazione telefonica. E’ quanto emerso dalle indagini sul sistema di truffe agli anziani che faceva capo al clan camorristico dei Contini e sul quale ha fatto luce l’inchiesta partita da Milano e poi trasferita per competenza territoriale alla Procura di Napoli, guidata dal procuratore Giovanni Melillo. L’indagine, culminata oggi in 51 arresti, è nata nel 2015 a seguito di alcune denunce di truffe subite da anziani, raggirati con delle telefonate nelle quali veniva rappresentata la necessità di pagare urgentemente per far fronte alle spese legate ad incidenti, mai avvenuti, nei quali erano coinvolti familiari.

Quello delle truffe agli anziani si è rivelato essere un vero e proprio comparto produttivo per il clan camorristico e non un settore nel quale si muovono solo singoli truffatori spregiudicati. Secondo gli investigatori, per il clan Contini, arrivo nei quartieri Vasto e Arenaccia di Napoli e articolazione della cosiddetta Alleanza di Secondigliano, le truffe agli anziani erano diventate “una fabbrica di denaro senza fine”. Gli anziani venivano privati di soldi ma anche, qualora non fossero immediatamente disponibili contanti, spesso erano anche disposti a privarsi di gioielli di famiglia. In tal senso il gip, accogliendo la richiesta della Procura, ha disposto anche il sequestro di una gioielleria, sita a Napoli in corso Garibaldi, che veniva utilizzata per reimmettere sul mercato i gioielli che venivano raccolti con questo meccanismo. Nell’ordinanza sono state ricostruite centinaia di truffe, molte delle quali consumate, altre fortunatamente solo tentate.

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