Proseguono le indagini sull’esplosione della cascina di Quargnento (Alessandria) in cui sono rimasti uccisi tre vigili del fuoco. È stato usato un ordigno ‘fai da te’ con un materiale ben diverso da quello utilizzato dalla criminalità organizzata come spiega Enrico Cieri, procuratore di Alessandria che coordina l’inchiesta per omicidio plurimo e crollo doloso. Sui corpi dei tre vigili del fuoco morti, sotto le macerie è stato eseguito l’esame esterno: dai risultati si capirà se sarà necessaria l’autopsia. Oggi gli inquirenti stanno ascoltando altre testimonianze. Per il momento non c’è alcun indagato e tutte le persone sono state ascoltate come “informate sui fatti”.

Tra i testimoni anche il proprietario della cascina, Giovanni Vincenti: “Quella dei dissidi familiari è la cattiveria più grossa che potevano dire, io non ho problemi con mio figlio assolutamente. Andiamo d’amore e d’accordo, ci sono gli alti e bassi, lui se ne è andato via di casa perché la fidanzata voleva andare a Torino, io non l’ho presa benissimo, siamo stati 3-4 mesi a litigare poi è finita”. Sul movente dell’esplosione Vincenti non sa trovare un movente: “Il perché non lo so, o meglio, penso per pura e sempre invidia. Io negli anni ho subito diversi atti dolosi – ha aggiunto – non siamo mai stati ben acquisiti da quel paese da quando ci siamo trasferiti, siamo una famiglia un po’ riservata, per questo non abbiamo mai avuto grossi rapporti con il vicinato”.

Questa mattina sono riprese le operazioni di scavo tra le macerie dell’edificio e l’area è stata bonificata. “È stato fatto un controllo con l’esplosimetro – ha spiegato il portavoce del corpo Luca Cari – per verificare che non ci fosse presenza di gas, ora si scava con cautela, l’accertamento va fatto con calma per non correre il rischio di rimuovere qualcosa che può essere un elemento di indagine”. Intanto migliorano le condizioni dei feriti. Il carabiniere Roberto Borlengo, 31 anni, sarà operato venerdì nell’ospedale di Asti. “Sono stato svegliato verso le tre di notte dai carabinieri che sono venuti a suonare alla mia porta per chiedermi di seguirli”, racconta il padre, Marco Borlengo. “Mio figlio, che è in servizio alla stazione di Solero (Alessandria), è stato sbalzato dall’esplosione e ricoperto di macerie. Oggi sta meglio, ha riportato ferite al viso e alla gamba. Ieri Roberto era distrutto non per il dolore provato, ma per chi ha perso la vita”. Sono giudicate ‘discrete’ le condizioni dei due vigili del fuoco sopravvissuti. Il caposquadra Giuliano Dodero, ricoverato nell’ospedale di Alessandria, è stato sottoposto nella notte ad un’operazione alla gamba che ‘è riuscita’. Ha trascorso una notte tranquilla il vigile del fuoco Graziano Luca Trombetta, ricoverato all’ospedale di Asti, dopo aver subito un trauma alla schiena conseguente al crollo dell’edificio.

Secondo la ricostruzione c’è stata una prima esplosione, lieve, e un principio d’incendio, seguita da una seconda, più violenta. Che ha fatto crollare tutto investendo la squadra intervenuta. Antonio Candido, Marco Triches e Matteo Gastaldo, in servizio al Comando provinciale di Alessandria, sono stati uccisi dalle macerie della cascina ottocentesca al civico 5 di via San Francesco. “Sembrava il terremoto, ho avuto paura“, dice Pasquale, 66 anni. “Un colpo così non l’avevo mica mai sentito, mi ha fatto male al cuore”, afferma Giuseppe, mentre si rincorrono le illazioni su quello che potrebbe esserci dietro l’esplosione fatale. Il proprietario Giovanni Vincenti è stato ascoltato fino a pomeriggio inoltrato dai carabinieri del Comando provinciale di Alessandria, agli ordini del colonnello Michele Angelo Lorusso, che indagano coordinati dalla procura. La casa era stata comprata, e ristrutturata ed era finita pure in vendita, alla cifra di 750mila euro.

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